Basta! La vera “bad bank” è Bankitalia!

cSpecchio specchio delle mie brame, chi è la banca più cattiva del reame? Ciò che neanche la Commissione d’Inchiesta dice delle responsabilità di Bankitalia nello scandalo “banche venete” (scarica il file)

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ANALISI DELLA NOTA DI BANKITALIA

 

Quando si pensa allo scandalo “banche venete” vengono subito in mente Veneto Banca e BPVI. E immediatamente dopo i nomi di Consoli e di Zonin. E per terzo la frase “Vedito, no podemo fidarse gnanca de noialtri” dove in quel “noialtri” ci sono generazioni di banche popolari.

In realtà il Veneto, dopo più di un secolo dalla nascita del risparmio cooperativo, in pochi anni ha visto sottrarsi improvvisamente le sue popolari (chi menziona Banca Popolare di Marostica, recentemente sparita in Volksbank Alto Adige?) o i suoi crediti cooperativi (che rapidamente stanno venendo assorbiti da ICCREA) e bruciarsi miliardi dei suoi risparmiatori.

Guardando il fatto da questa prospettiva, la colpa non può essere solo dei due banchieri veneti e neppure di tutti i banchieri di ogni popolare, ma diventa la colpa di chi su di loro vigilava con enormi poteri e soprattutto con la responsabilità della “sana e prudente gestione” dei singoli intermediari e “sistemica” e della tutela del risparmio (principio sancito dalla Costituzione).

specchiobadbank

Nello specchio, la vera “bad bank” di tutta la faccenda: Bankitalia

Il caso “banche venete” è il più grande furto (*) mai accaduto da quando esiste la Costituzione. Un furto che conta migliaia di vittime, gente perbene e ditte che danno lavoro a tanti, per i quali quelle azioni e quei fondi non erano solo “schei” ma rappresentavano speranza e sicurezza. Un furto che non è solo di soldi ma anche di fiducia: quella fiducia che i Veneti si tramandavano da generazioni nel sistema bancario veneto (chi non ricorda “la muxina” da bambini, primo incentivo a risparmiare nella stessa banca del papà?) e che con un colpo di spugna è stata spazzata via, puntando i riflettori sui banchieri veneti e trattando con omertà le responsabilità di Bankitalia.

(*) se i crediti “marci” nelle banche venete diventano magicamente “buoni” in Atlante e in banca Intesa, si tratta di un vero e proprio furto ai risparmiatori.

Per la cronaca: che non si cerchi di farmi passare il “salvataggio delle banche” come un atto di generosità romana. Ci sono stati bruciati miliardi, sottratte tutte le banche, gli azionisti hanno perso tutto e Banca Intesa lucrerà sui nostri presunti crediti marci. Polentoni si, mone no!

Polenta-disegno

Per decenza, tra i due termini a paragone ho scelto di mettere la foto della polenta.

Mi sono quindi letta la relazione conclusiva della Commissione d’Indagine, presieduta dal consigliere Maurizio Conte, che la Regione Veneto ha istituito con l’obiettivo di fare chiarezza “sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in veneto”, certa di trovare nelle oltre 150 pagine una profonda analisi delle responsabilità dell’Organismo di Vigilanza.

Con mia grande sorpresa scopro invece che il capitolo “IV Autorità di Vigilanza” ad essa dedicato recepisce la nota che Bankitalia, interrogata, invia alla Commissione, limitandosi a puntualizzare in maniera molto superficiale solo alcuni aspetti, certamente non determinanti nella faccenda. Un po’ come chiedere al cameriere se la minestra è buona e stare zitto anche quando te la porta fredda, salata e con dei capelli dentro (…bleah!).

Decisa a venirne a capo, inizio una mia personale indagine, consultando professionisti del settore informati sui fatti: la teoria dei sei gradi di separazione si manifesta più spesso di quanto non si pensi 😉  Sono una cittadina normale, nella vita faccio tutt’altro e le cose devo farmele spiegare anche 3, 4 volte prima di capirle del tutto, ma due cose mi sono saltate subito agli occhi:

  • Bankitalia ha improvvisamente cambiato le regole del gioco a metà del gioco (punto 12 del file)
  • Bankitalia ha dato suggerimenti suicidi a banche che aveva messo in difficoltà cambiando le regole del gioco (punto 13 del file)

Ho quindi preso la Nota di Bankitalia, l’ho suddivisa nei punti salienti e l’ho messa a confronto con l’analisi delle sue affermazioni. L’ho fatto nella maniera più “popolare” che mi è riuscita, per quanto il tema sia tecnico, per permettere a chiunque di comprenderla.

Un lavoro che potrà presentare qualche imprecisione e che non si illude di essere esaustivo, ma che nella sostanza mostra passo per passo la distruzione del sistema bancario veneto in favore dei due grandi colossi Unicredit e Banca Intesa (che siano poi i due principali azionisti di Bankitalia non fa che dare un tocco di italianità a tutta la questione anche se istituzionalmente vi rassicureranno che non c’è commistione di interessi).

Un lavoro che da cittadina veneta mi sarei aspettata fosse fatto dal Presidente di Commissione Maurizio Conte, incaricato di far luce in nome delle migliaia dei cittadini che rappresenta per poter relazionare in maniera completa al Consiglio e al Presidente della Regione. Qualunque sia stato il motivo di una analisi così superficiale, per quanto mi riguarda dimostra non solo di non essere stato all’altezza del ruolo ricoperto, ma nemmeno di rappresentare chi lo ha eletto e lo aggiungo mentalmente al girone infernale dedicato a chi ha contribuito a togliere le speranze ai miei concittadini.

Un lavoro che potrà essere utile invece a chi quelle speranze vuole tornare a darle ai risparmiatori, con una azione di rivalsa sull’operato carente degli Ispettori Bankitalia nel corso di oltre un decennio di vigilanza per risarcire i piccoli risparmiatori. Perché si può e si deve far giustizia.

Chi ha sbagliato è giusto che paghi.
Ognuno in proporzione ai danni che ha creato.

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ANALISI DELLA NOTA DI BANKITALIA

musina

Google non capisce la parola “muxina”. Ho dovuto utilizzare “salvadanaio banche popolari” 🙂

PS1: data la fastidiosità delle affermazioni, per qualsiasi evenienza lo scrivo qui: sappiate che a differenza di David Rossi non ho nessuna intenzione di suicidarmi prendendomi a botte da sola e buttandomi di schiena prima del mio orologio.

PS2: Mamma sto scherzando, dai! 😉

PS3: Comunque intanto è scritto 😛

PS4: Dai mamma, scherzavo ancora 😛 😛 😛

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Qui altri documenti di riferimento:

RELAZIONE_FINALE_(Commissione Inchiesta Banche Venete)
In particolare il capitolo IV Autorità di vigilanza (pag. 42) 

263CIRC_15AGG_- Circolare Bankitalia pronto realizzo (pag 43)

Relazione Bankitalia_lug_2013_- La recente analisi dei prestiti deteriorati

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“Come il vento sulla faccia…”

Questo articolo fa parte di una collaborazione con una amica che mi ha coinvolto in un viaggio molto particolare. Un viaggio alla scoperta del folklore argentino. Lei tiene un blog: lo potete seguire per intero qui (e ve lo consiglio!)

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Ramón Salina me lo mima sfiorando il viso con le mani e poi con l’intero corpo nei 4 “compases” del rombo.

Questo è quello che più mi porto via di quei 60 minuti con Ramon. Di tutti i piccoli grandi dettagli con cui ha raddrizzato la mia (scarsa!) performance di principiante durante la mia prima lezione argentina, questo è ciò che più ha fatto centro nel mio corpo-mente.

ENERGIA. Che non è velocità.

INTENSITA’. Che non è fretta.

Non rompere l’onda, non fermare la tensione di quell’abbraccio che cerca di compiersi. Ma non fare nemmeno l’errore di affrettare inutilmente il secondo movimento del passo base, azzoppandolo. Il fatto che musicalmente sia “debole”, non avendo l’accento, non lo rende meno importante del primo. O del terzo, che conclude il “compas”.

Insomma, “desfruta” ogni nota (usando una parola che ho imparato oggi)! Gustatela, goditela. Vai incontro a quell’abbraccio che desideri con gioia, energia, intensità!

Ecco, da ieri per me la #chacarera sa di vento di primavera, un po’ sfrontato ma sempre lieve, con il suo abbraccio infinito e impalpabile, teso verso di te.

Un vento che ti lascia i capelli spettinati e sul volto il sorriso!

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Non sai cos’è una chacarera? Scopri il folklore argentino qui e su facebook.

 

Franzisco, il domatore di tempeste

Ma chi mai ha un racconto dedicato come regalo di compleanno? IO! E parla di un domatore di tempeste!

Lo leggete qui

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Il mattino ha il quORUM in bocca

Referendum “Trivelle”. Il mattino ha il quORUM in bocca! Il 17 aprile fai colazione e poi vai a votare presto: aiuta a raggiungere il quorum, perché le percentuali delle prime proiezioni influenzano la partecipazione di chi non ha ancora votato, incentivandolo ad andare.

Dillo anche a parenti e amici!

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*** Quando e dove si vota?

Domenica 17 aprile 2016, dalle 7:00 alle 23:00 presso il proprio seggio (ricordati il documento di identità e la scheda elettorale)

 

*** Cosa si vota?

Lo chiamano “Referendum trivelle” ma in realtà parla di licenze. Si vota l’abolizione del prolungamento indefinito (e quindi illimitato) dei permessi di estrazione entro le 12 miglia (perché non le altre? perché sono in acque internazionali e sono soggette ad accordi tra diversi stati) per 92 piattaforme, 202 pozzi attivi (più tutti quelli inattivi), compresi 8 permessi di ricerca (dati del Ministero 2016)

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E’ un referendum abrogativo (può solo proporre di togliere delle frasi). La frase che si chiede di togliere è la parte in maiuscolo rossa (aggiunta il 28 dicembre 2015 con la Legge di stabilità 208/2015):

«Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi gia’ rilasciati sono fatti salvi PER LA DURATA DI VITA UTILE DEL GIACIMENTO, NEL RISPETTO DEGLI STANDARD DI SICUREZZA E DI SALVAGUARDIA AMBIENTALE. Sono sempre assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale» (art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale)

 

 

*** Perché votare sì? (per chi non vuole i regali)

Perché il prolungamento indefinito (durata di vita utile) di queste licenze fa 2 ENORMI e DANNOSI “REGALI” alle compagnie petrolifere:

  1. le aziende estrattive NON PAGANO PIU’ le (già molto basse) royalties all’Italia  (10% per il gas naturale e 7% sul petrolio, nemmeno lontanamente comparabile con le medie del mercato): poiché il pagamento di esse scatta sopra certi quantitativi (oltre le 50.000 tonnellate di petrolio e gli 80 milioni di metri cubi di gas all’anno), allungando all’infinito la licenza le compagnie estraggono poco e per sempre, rimanendo furbescamente sotto il limite.
  2. le aziende estrattive non sono più costrette a smantellare le piattaforme e ripristinare l’ambiente com’era, in quanto erano tenute a farlo al termine della licenza. vincolando il termine alla “durata utile” significa che le compagnie possono centellinare il prodotto rimandando all’infinito il momento in cui dovranno dismettere a proprie spese la struttura. Cioè mai!

Per i più raffinati amanti del libero mercato, poi, una licenza “senza data certa” è concettualmente un obbrobrio in quanto viola le regole sulla libera concorrenza.

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Stendiamo un velo pietoso poi sul recente scandalo Guidi con Ministro, compagno e Governo impiastricciati di petrolio fino al collo nella vicenda Tempa Rossa, sulla cancellazione dell”air gun”  dai reati ambientali (a maggio 2015) guarda caso metodo utilizzato dalle piattaforme per la ricerca di idrocarburi, sui danni da subsidenza già accaduti sulla pelle delle nostre terre 

 

*** Perché votare SI? (per i disubbidienti)

Perché il Presidente della Repubblica italiana e il Presidente del Consiglio  e persino  Napolitano a 90 anni suonati stanno facendo di tutto per impedirti di farlo. E a pensar male si fa peccato, ma con lo Stato ci si azzecca quasi sempre 😉

 

*** Per finire

Ma quindi si dovrebbero smantellare anche se ci sono ancora gas o petrolio?  Dipende dagli estrattori: sono loro che decidono quanto estrarre all’anno. Nei 30+10+5+5 anni di licenza che hanno a disposizione possono estrarre quello che vogliono. Certo..sopra certe soglie devono pagare le royalties! 😉

Non credete a chi vi dice che votando NO succede il FINIMONDO
(rimaniamo al freddo, senza energia, si perdono posti di lavoro…).
Se vince il SI le piattaforme non chiudono domani.
Arrivano semplicemente al termine della licenza prevista,
così come era nei patti (prima che Renzi cambiasse la frase lo scorso dicembre!) 🙂

 

Se condividi (la scelta), condividi (il post)! 😉

 

Te te tachi

TE TE TACHI!
La frase che mi ha accompagnato questa sera nel mio primo giro in motorino. Che poi con questo suono molto orientale ben si inserisce qui, nella terra dei Thai.
Credo che l’abbiano capito gli autoctoni dagli occhi a mandorla, per lo meno dal mio non verbale: “ATTACCATI! Se vuoi mi superi! E non suonarmi freneticamente che tanto io vado a 40 all’ora al massimo.”

Di notte.
Su e giù per le colline.
Per due ore.
In mezzo ad autobus, auto e sciami di motorini.
E turisti in infradito.
Ed elefanti in passeggiata (Ilaria concentrati, è solo un elefante!)
…con guida a sinistra (!!!)

Cosi è stata la mia prima volta in motorino. Una bella sfilza di variabili, delle quali almeno di un paio avrei fatto a meno.

E ho imparato due cose:
1) mai come in motorino vale la regola “nel dubbio, accelera”
2) che qui nelle strade tailandesi devi prenderti cura di quelli che hai davanti, che qualcuno dietro sta facendo lo stesso con te.

E poi c’è Budda, che è talmente buono che mica si è arrabbiato quando ho detto qualche avemaria prima di attraversare gli incroci a tre corsie (non è molto elegante pregare i santi foresti, ma…tra santi ci si capisce)

Insomma, se si impara solo uscendo dalla zona di comfort, posso dire di essere andata a farmi un bel giro nella sua periferia piu impervia. Ma questo mi ricorda quanto bello è imparare. La sensazione infantile di saper fare qualcosa che non avevo mai fatto.

E passi, se è “solo un giro in motorino”. Il sapore della soddisfazione è uguale e da adulti spesso si dimentica quanto buono è!

Quindi, motociclista impaziente, TETETACHI: io vado piano e mi gusto la lezione di oggi, che sa di moscerini, aria di mare, odore di asfalto. Un bel souvenir dalla terra dei Thai.

tetetachi

…non sei altro che Bellezza

Che cosa succede SE IO BACIO TUTTI I LUOGHI DEL TUO CORPO CHE TI HANNO INSEGNATO AD ODIARE?

Cosa succede se POSO LE MANI SU DI TE e le lascio così,
ABBASTANZA A LUNGO FINCHE’ IL MIO CALORE ADERISCE AL TUO e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?

Che cosa succede SE MI PIACE TUTTO CIO CHE TI HANNO DETTO DI DETESTARE e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?

Che succede se ti mostro NUOVE IMMAGINI DI TE STESSO che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?

E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato
e iniziassi a RIEMPIRE LE TUE ORECCHIE CON PAROLE VERE
IN UNA LINGUA CHE CONOSCI MA CHE HAI SMESSO DI PARLARE?

Che cosa succede se PIANTO NUOVI FIORI nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?

Che cosa succede se TI CHIEDO DI NON RECIDERLI E PERMETTERE CHE INVADANO LE TUE VIE e decorino tutta la tua vita?

Succede che non ti permetto di dimenticare mai
che NON SEI ALTRO CHE BELLEZZA.”

T. K. Gregson

veneziameraviglia9

❤ Dedicata con amore al mio Popolo, che ha dimenticato quanto è meraviglioso quando è libero di essere sè stesso. ❤

1797 metri di ignoranza o provocazione?

tricolore1797Leggo sul giornale di oggi che 1797 metri di tricolore verranno sventolati il 29 maggio 2016 nella città di Bassano del Grappa.

Il 2016 ricorre il 150° anniversario dell’annessione forzata del Veneto al Regno d’Italia, ma la motivazione ufficiale è: commemorare i caduti nel centesimo anniversario del secondo anno della prima guerra mondiale. Suona alle orecchie come una filastrocca per insegnare i numeri ordinali. Ma è la spiegazione del Sindaco.

Incredibili coincidenze! Perché invece a me puzza un po’ quel numero preciso preciso (1797 metri…avete finito la stoffa bianca rossa verde?! 😀 ) e quel numero tondo (150, miiiiiii che coincidenza! 😮 ) e la mia domanda è: ma siete ignoranti o provocatori?

Se 1797 e 150 sono numeri che non vi dicono niente tranquilli, non vi preoccupate! Siete parte della grandissima platea di persone che hanno studiato, diligentemente o meno, la storia sui libri di scuola italiani. Certamente in quelle occasioni, ben pochi professori avranno messo l’accento sul fatto che nel 1797 la Repubblica veneta, che si era pubblicamente dichiarata neutrale (!!), veniva invasa da Napoleone e cessava di esistere per mano violenta di quest’ultimo.

Un po’ come la Polonia che venne contesa tra Germania e Russia e poi smembrata. Insomma, accadesse oggi sarebbe roba da intervento NATO. Invece oggi Napoleone è ancora portato in palmo di mano sui libri dei vostri bambini e citato come grande stratega. Era solo un astuto e violento usurpatore.

manipolazione1866Per quanto riguarda il secondo numero, siamo invece nel 1866 anno in cui si svolse il referendum con le baionette, per chiedere ai veneti se volevano entrare in Italia. Anche qui i maestri di scuola vi avranno fatto notare come “tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia” (1)

Tralasciamo pure le modalità antidemocratiche con cui venne condotta la votazione, alla presenza di gendarmi armati, con la buca dei SI ben distinta dai NO (alla faccia del voto segreto!!) e una campagna colossale di manipolazione con cui cercavano di orientare il voto di quei poveri contadini.

E sorvoliamo sui risultati alquanto bizzarri (2): 641.758 Si e 69 no. Anzi…641.000 si e 69 no. Ops…aspetta…647.246 Si e 69 no… be’ insomma…abbiamo capito. 69 no e “on stramaro” de SI, percentuali che neanche Hitler si sognava!

Ma possiamo, appunto, sorvolare su tutto ciò: perché la verità è che si votò il 21 e 22 ottobre, ma proprio due giorni prima il Veneto era già stato ceduto dai francesi ai Savoia in una stanzetta del’Hotel Europa a Venezia, come riporta ingenuamente la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia stampata a Firenze il 19 ottobre del 1866.

Il referendum era quindi una bufala colossale, una presa in giro bella e buona dei veneti. Persino di quelli che volevano dire sì, a dirla tutta!

Ricapitolando:

  • 1797 è l’anno in cui i Veneti persero la loro indipendenza
  • 2016 è invece il 150-mo anniversario del referendum burla, in cui i Veneti furono presi in giro
  • E il 29 maggio del 2016 a Bassano sventoleranno 1797 metri di tricolore, in spregio alla storia della nostra terra

Capite quindi che una figura istituzionale, che celebra una grande iniziativa come quella di cui sopra, non può non rispondere alla domanda:

Sindaco Poletto, ci fa o ci è? 

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(1) A. Saitta – Storia illustrata 06/1966

(2) Lapide a Palazzo Ducale / Storia d’Italia 1861-69 di Denis Mack Smith / Venezia austriaca di Alvise Zorzi

Riportato da Ettore Beggiato in “1866: la grande truffa”

La repubblica delle pere (indivise)

“Molti anni fa, nel terzo o quarto anno del suo mandato presidenziale, fui invitato a cena al palazzo del Quirinale, da Luigi Einaudi. Non invitato ad personam – il Presidente non mi conosceva affatto – ma come redattore di una rivista politica e letteraria diretta da Mario Pannunzio. A tavola eravamo in otto, compresi il Presidente e sua moglie. Otto convitati è il massimo per una cena non ufficiale, e la serata si svolse dunque molto piacevolmente, la conversazione toccò vari argomenti, con una vivacità e una disinvoltura che davano fastidio all’enorme e unico maggiordomo in polpe che ci serviva. Questo maggiordomo, una specie di Hitchcock di più vaste proporzioni ma completamente destituito di ironia, aveva sulle prime tentato di intimidirci posandoci il prezioso vasellame davanti come se temesse che l’avremmo rotto; e fulminandoci con occhiate di sconforto se non riuscivamo a individuare tra le tante (alcune nascoste persino tra i merletti della tovaglia) le posate giuste. Poiché il Presidente, nei suoi anni verdi, aveva frequentato un fiaschetteria di via della Croce, la Fiaschetteria Beltramme (che noi ancora frequentiamo), si parlò anche di questa: e dei suoi colleghi di università coi quali vi andava, del proprietario e di altri clienti che egli vi intravedeva: Bruno Barilli, Cardarelli, il pittore Bartoli. Da un argomento all’altro, tra aneddoti che, per il gran ridere, scuotevano il Presidente come un uccellino bagnato; tra riflessioni che seguivano gli aneddoti, pensieri economici e altri sul futuro, la cena si stava prolungando oltre il lecito.
Il Presidente sembrava un nonno felice di rivedere nipoti lontani. Ma eccoci alla frutta. Il maggiordomo recò un enorme vassoio del tipo che i manieristi olandesi e poi napoletani dipingevano due secoli fa: c’era di tutto, eccetto il melone spaccato. E tra quei frutti, delle pere molto grandi. Luigi Einaudi guardò un po’ sorpreso tanta botanica, poi sospirò: “Io” disse “prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’è nessuno che vuole dividerne una con me?”. Tutti avemmo un attimo di sgomento e guardammo istintivamente il maggiordomo: era diventato rosso fiamma e forse stava per avere un colpo apoplettico. Durante la sua lunga carriera mai aveva sentito una proposta simile, a una cena servita da lui, in quelle sale. Tuttavia, lo battei di volata: “Io, Presidente” dissi alzando una mano per farmi vedere, come a scuola. Il Presidente tagliò la pera, il maggiordomo ne mise la metà su un piatto, e me lo posò davanti come se contenesse la metà della testa di Giovanni il Battista. Un tumulto di disprezzo doveva agitare il suo animo non troppo grande, in quel corpo immenso. “Stai a vedere” pensai “che adesso me la sbuccia, come ai bambini”. Non fece nulla, seguitò il suo giro. Ma il salto del trapezio era riuscito e la conversazione riprese più vivace di prima; mentre il maggiordomo, snob come sanno esserlo soltanto certi camerieri e i cani da guardia, spariva dietro un paravento.
Qui finiscono i miei ricordi sul Presidente Einaudi. Non ebbi più occasione di vederlo, qualche anno dopo saliva alla presidenza un altro e il resto è noto. Cominciava per l’Italia la Repubblica delle pere indivise”.

Ennio Flaiano

Yellow sliced pears with green leaf isolated on white background

Yellow sliced pears with green leaf isolated on white background

La lezione di Anna, veneta dalla pelle nera

Qualche giorno fa su facebook faceva capolino la pagina Le Venete con un calendario il cui ricavato è destinato alla Riviera del Brenta, colpita da un tornado l’8 luglio scorso e completamente dimenticata dall’Italia.

Nulla di cui stupirsi, se non l’ennesimo meraviglioso gesto di solidarietà che permea la quotidianità della nostra gente veneta. Piccoli gesti che non fanno notizia, ma nella loro testardaggine di “una tegola dopo l’altra, fino a che tutti avranno il tetto sulla testa” rappresentano una grande lezione alle istituzioni italiane, che in questa tragedia sono state lente o assenti (tranne qualche promessa lontana) o peggio ancora avide.

Eppure la stampa da un paio di giorni è incandescente per un piccolo particolare. Anna è nera. Anna, una delle 12 ragazze che hanno posato, è nata in Africa e ha due occhi profondi che ti guardano da quella pagina di calendario.

Embè, dico io? Cosa c’è da parlarne? E’ veneta, e quindi ha aderito a questo gesto di solidarietà posando per il calendario.

Sì, perché Anna lo ha detto chiaramente nell’intervista ad Antenna 3: “mi sento veneta al 100%. sono originaria dell’Uganda, ma essendo cresciuta da genitori veneti ho acquisito la cultura veneta.”  Nel vicentino da quando aveva 8 anni, ha fatto il liceo a Bassano e ora studia giurisprudenza a Padova.

E al giornalista che incalza, cercando letture politiche in quel gonfalone tanto discusso, risponde serena: “..ho capito che quella bandiera non appartiene ai politici ma a tutti i veneti come me: è un simbolo di pace e di integrazione”

Touché!
Zitti tutti! Anna ha dato una grande, grandissima lezione ai giornalisti italiani. E anche a noi veneti!

otello4Ai giornalisti, che tutti agitati sembrano aver trovato la notizia con cui riempire i quotidiani un paio di giorni, dico “E’ nera e quindi?” Da sempre le nostre terre di commercianti sono state attraversate e vissute da moltissime etnie. Forse vi è sfuggito che il famoso Otello shakesperiano (da cui dopo Verdi trasse l’omonima famosissima opera) racconta di un comandante della Repubblica Serenissima nero come la pece! E ancora più su….pure il nostro San Marco evangelista aveva la pelle scura! Pensate di aver trovato la pietra dello scandalo, in realtà avete trovato la storia che si ripete. Perché l’Italia non ha ancora capito che noi li chiamiamo “foresti” ma se uno si comporta bene, lavora e rispetta la nostra società è il benvenuto.

Se poi come Anna ti senti veneto, per noi il colore della pelle non ha più importanza. Vale quello che senti nel cuore. E se ti riconosci in quel gonfalone che riporta la parola “PAX TIBI” sarai dei nostri per sempre. Come si dice: Veneto è chi veneto fa!

stereotipovenetirazzistiCerto, troverete sicuramente il veneto stolto che “sbèca” sul web con qualche sciocchezza da rimbalzare agilmente per alimentare polemiche. Ma la verità è che è ora di finirla con lo stereotipo del veneto razzista, e a questo proposito dalle pagine del Corriere il Presidente del Consiglio Ciambetti è intervenuto con una riflessione, che tra le altre cose evidenzia come si tenda a confondere ad arte la presenza di stranieri perfettamente integrati con l’immigrazione incontrollata che subiamo ora.

annacomenoiAi giornalisti italiani dico anche: vi fa così paura usare la parola “veneto”? Perché certi titoli fanno capire come da parte di media italiani sia un tabù chiamare le cose con il loro nome, persino quando sono ovvie. E così, sul Corriere del Veneto (veneto ?!?!? davvero?!?!? 😀 ) il titolone surreale che campeggia è “Un’italiana come noi!” anche se il calendario si chiama LE VENETE e la bandiera usata è il GONFALONE di San Marco. A tanto arrivano la vergogna o il timore?! Mah! Misteri dei giornalettisti italiani :0

 

A noi veneti invece Anna insegna che quel gonfalone è di tutti noi. E tutti abbiamo diritto a riconoscerci in esso e nel significato di pace e giustizia che quell’emblema rappresenta. Senza paura e senza vergogna, lo indossa con eleganza per contribuire con il suo gesto a fare in modo che le famiglie della Riviera tornino nella propria casa. Tiene in mano il gonfalone giallo oro ma, no, non è lì in nome di un partito! Non sappiamo neanche per chi vota o se va a votare. Lei ha capito, prima di molti altri veneti autoctoni, che quel leone alato è più forte di qualsiasi tentativo di travisamento politico e non ha paura di dirlo davanti alle telecamere.

E davanti ai suoi occhi che ti guardano luminosi tra la pelle scura l’unica domanda da farsi è:
vuoi dare una mano alla Riviera?
Puoi farlo comprando il calendario LE VENETE 2016.

anna

Prenotazioni: levenete2016@gmail.com / raixe venete

Corso per giornalettisti italiani che scrivono sul Veneto

corso_giornalettistiTitolo: Corso per giornalettisti italiani che scrivono sul Veneto

Durata: 8 ore

Destinatari:  redattori e capi testata che non sanno come affrontare un articolo sul Veneto e non vogliono sbagliare. Titolisti che si sono stancati di prendere ordini da Roma o dai partiti e cercano di fare bene il loro mestiere. Giornalettisti che desiderano diventare giornalisti.

Luogo: villa palladiana

Contenuti

  • Da ENETOI a VENETI: origine e significato della parola, dal XII secolo a.C. ai giorni nostri
  • La parola VENETO e le sue varianti nella redazione di articoli internazionali
    • Sinonimi e contrari: marchesco / italiano
    • False friend: la scoperta del termine “indipendentista”al posto di “venetista”
    • Suggerimenti: come superare l’imbarazzo di chiamare Veneto un Veneto. Esercitazione dal vivo con video ripresa e commento delle registrazioni

Pausa (risi e bixi, połenta e sopresa, formajo morlaco col miel. Proseco/vin mòro/acua)

  • STORIA VENETA, cenni:
    • riportare correttamente la storia: l’utilizzo dell’aggettivo “veneto”, in luogo di “italiano”, per Marco Polo, Vivaldi, Tiziano, Tintoretto, Elena Cornaro Piscopia e altri personaggi storici della Repubblica di Venezia
    • Il gonfalone di San Marco è nato prima dei partiti italiani: elementi per riuscire a non confonderlo con loghi di partito
  • ESERCITAZIONE: trovare e digitare nella tastiera le lettere: V  E  N  E  T O in meno di un minuto (esercitazione con tastiere qwerty)

Test finale: redazione di articolo e scelta del titolo.
Per superare positivamente il test e ricevere l’attestato di “giornalista veneto” è necessario il 100% di correttezza dei termini e dei concetti. E on fiatin de corajo par ciamar łe coxe come che łe xe anca co ła stanpa italiana.