“Come il vento sulla faccia…”

Questo articolo fa parte di una collaborazione con una amica che mi ha coinvolto in un viaggio molto particolare. Un viaggio alla scoperta del folklore argentino. Lei tiene un blog: lo potete seguire per intero qui (e ve lo consiglio!)

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Ramón Salina me lo mima sfiorando il viso con le mani e poi con l’intero corpo nei 4 “compases” del rombo.

Questo è quello che più mi porto via di quei 60 minuti con Ramon. Di tutti i piccoli grandi dettagli con cui ha raddrizzato la mia (scarsa!) performance di principiante durante la mia prima lezione argentina, questo è ciò che più ha fatto centro nel mio corpo-mente.

ENERGIA. Che non è velocità.

INTENSITA’. Che non è fretta.

Non rompere l’onda, non fermare la tensione di quell’abbraccio che cerca di compiersi. Ma non fare nemmeno l’errore di affrettare inutilmente il secondo movimento del passo base, azzoppandolo. Il fatto che musicalmente sia “debole”, non avendo l’accento, non lo rende meno importante del primo. O del terzo, che conclude il “compas”.

Insomma, “desfruta” ogni nota (usando una parola che ho imparato oggi)! Gustatela, goditela. Vai incontro a quell’abbraccio che desideri con gioia, energia, intensità!

Ecco, da ieri per me la #chacarera sa di vento di primavera, un po’ sfrontato ma sempre lieve, con il suo abbraccio infinito e impalpabile, teso verso di te.

Un vento che ti lascia i capelli spettinati e sul volto il sorriso!

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Non sai cos’è una chacarera? Scopri il folklore argentino qui e su facebook.

 

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Te te tachi

TE TE TACHI!
La frase che mi ha accompagnato questa sera nel mio primo giro in motorino. Che poi con questo suono molto orientale ben si inserisce qui, nella terra dei Thai.
Credo che l’abbiano capito gli autoctoni dagli occhi a mandorla, per lo meno dal mio non verbale: “ATTACCATI! Se vuoi mi superi! E non suonarmi freneticamente che tanto io vado a 40 all’ora al massimo.”

Di notte.
Su e giù per le colline.
Per due ore.
In mezzo ad autobus, auto e sciami di motorini.
E turisti in infradito.
Ed elefanti in passeggiata (Ilaria concentrati, è solo un elefante!)
…con guida a sinistra (!!!)

Cosi è stata la mia prima volta in motorino. Una bella sfilza di variabili, delle quali almeno di un paio avrei fatto a meno.

E ho imparato due cose:
1) mai come in motorino vale la regola “nel dubbio, accelera”
2) che qui nelle strade tailandesi devi prenderti cura di quelli che hai davanti, che qualcuno dietro sta facendo lo stesso con te.

E poi c’è Budda, che è talmente buono che mica si è arrabbiato quando ho detto qualche avemaria prima di attraversare gli incroci a tre corsie (non è molto elegante pregare i santi foresti, ma…tra santi ci si capisce)

Insomma, se si impara solo uscendo dalla zona di comfort, posso dire di essere andata a farmi un bel giro nella sua periferia piu impervia. Ma questo mi ricorda quanto bello è imparare. La sensazione infantile di saper fare qualcosa che non avevo mai fatto.

E passi, se è “solo un giro in motorino”. Il sapore della soddisfazione è uguale e da adulti spesso si dimentica quanto buono è!

Quindi, motociclista impaziente, TETETACHI: io vado piano e mi gusto la lezione di oggi, che sa di moscerini, aria di mare, odore di asfalto. Un bel souvenir dalla terra dei Thai.

tetetachi