Basta! La vera “bad bank” è Bankitalia!

Specchio specchio delle mie brame, chi è la banca più cattiva del reame? Ciò che neanche la Commissione d’Inchiesta dice delle responsabilità di Bankitalia nello scandalo “banche venete” (scarica il file)

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ANALISI DELLA NOTA DI BANKITALIA

Quando si pensa allo scandalo “banche venete” vengono subito in mente Veneto Banca e BPVI. E immediatamente dopo i nomi di Consoli e di Zonin. E per terzo la frase “Vedito, no podemo fidarse gnanca de noialtri” dove in quel “noialtri” ci sono generazioni di banche popolari.

In realtà il Veneto, dopo più di un secolo dalla nascita del risparmio cooperativo, in pochi anni ha visto sottrarsi improvvisamente tutte le sue popolari (oltre 30) e bruciarsi miliardi dei suoi risparmiatori.

Guardando il fatto da questa prospettiva, la colpa non può essere solo dei due banchieri veneti e neppure di tutti i banchieri di ogni popolare, ma diventa la colpa di chi su di loro vigilava con enormi poteri e soprattutto con la responsabilità della “sana e prudente gestione” dei singoli intermediari e “sistemica” e della tutela del risparmio (principio sancito dalla Costituzione).

specchiobadbank

Nello specchio, la vera “bad bank” di tutta la faccenda: Bankitalia

Il caso “banche venete” è il più grande furto (*) mai accaduto da quando esiste la Costituzione. Un furto che conta migliaia di vittime, gente perbene e ditte che danno lavoro a tanti, per i quali quelle azioni e quei fondi non erano solo “schei” ma rappresentavano speranza e sicurezza. Un furto che non è solo di soldi ma anche di fiducia: quella fiducia che i Veneti si tramandavano da generazioni nel sistema bancario veneto (chi non ricorda “la muxina” da bambini, primo incentivo a risparmiare nella stessa banca del papà?) e che con un colpo di spugna è stata spazzata via, puntando i riflettori sui banchieri veneti e trattando con omertà le responsabilità di Bankitalia.

(*) se i crediti “marci” nelle banche venete diventano magicamente “buoni” in Atlante e in banca Intesa, si tratta di un vero e proprio furto ai risparmiatori.

Per la cronaca: che non si cerchi di farmi passare il “salvataggio delle banche” come un atto di generosità romana. Ci sono stati bruciati miliardi, sottratte tutte le banche, gli azionisti hanno perso tutto e Banca Intesa lucrerà sui nostri presunti crediti marci. Polentoni si, mone no!

Polenta-disegno

Per decenza, tra i due termini a paragone ho scelto di mettere la foto della polenta.

Mi sono quindi letta la relazione conclusiva della Commissione d’Indagine, presieduta dal consigliere Maurizio Conte, che la Regione Veneto ha istituito con l’obiettivo di fare chiarezza “sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in veneto”, certa di trovare nelle oltre 150 pagine una profonda analisi delle responsabilità dell’Organismo di Vigilanza.

Con mia grande sorpresa scopro invece che il capitolo “IV Autorità di Vigilanza” ad essa dedicato recepisce la nota che Bankitalia, interrogata, invia alla Commissione, limitandosi a puntualizzare in maniera molto superficiale solo alcuni aspetti, certamente non determinanti nella faccenda. Un po’ come chiedere al cameriere se la minestra è buona e stare zitto anche quando te la porta fredda, salata e con dei capelli dentro (…bleah!).

Decisa a venirne a capo, inizio una mia personale indagine, consultando professionisti del settore informati sui fatti: la teoria dei sei gradi di separazione si manifesta più spesso di quanto non si pensi 😉  Sono una cittadina normale, nella vita faccio tutt’altro e le cose devo farmele spiegare anche 3, 4 volte prima di capirle del tutto, ma due cose mi sono saltate subito agli occhi:

  • Bankitalia ha improvvisamente cambiato le regole del gioco a metà del gioco (punto 12 del file)
  • Bankitalia ha dato suggerimenti suicidi a banche che aveva messo in difficoltà cambiando le regole del gioco (punto 13 del file)

Ho quindi preso la Nota di Bankitalia, l’ho suddivisa nei punti salienti e l’ho messa a confronto con l’analisi delle sue affermazioni. L’ho fatto nella maniera più “popolare” che mi è riuscita, per quanto il tema sia tecnico, per permettere a chiunque di comprenderla.

Un lavoro che potrà presentare qualche imprecisione e che non si illude di essere esaustivo, ma che nella sostanza mostra passo per passo la distruzione del sistema bancario veneto in favore dei due grandi colossi Unicredit e Banca Intesa (che siano poi i due principali azionisti di Bankitalia non fa che dare un tocco di italianità a tutta la questione anche se istituzionalmente vi rassicureranno che non c’è commistione di interessi).

Un lavoro che da cittadina veneta mi sarei aspettata fosse fatto dal Presidente di Commissione Maurizio Conte, incaricato di far luce in nome delle migliaia dei cittadini che rappresenta per poter relazionare in maniera completa al Consiglio e al Presidente della Regione. Qualunque sia stato il motivo di una analisi così superficiale, per quanto mi riguarda dimostra non solo di non essere stato all’altezza del ruolo ricoperto, ma nemmeno di rappresentare chi lo ha eletto e lo aggiungo mentalmente al girone infernale dedicato a chi ha contribuito a togliere le speranze ai miei concittadini.

Un lavoro che potrà essere utile invece a chi quelle speranze vuole tornare a darle ai risparmiatori, con una azione di rivalsa sull’operato carente degli Ispettori Bankitalia nel corso di oltre un decennio di vigilanza per risarcire i piccoli risparmiatori. Perché si può e si deve far giustizia.

Chi ha sbagliato è giusto che paghi.
Ognuno in proporzione ai danni che ha creato.

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ANALISI DELLA NOTA DI BANKITALIA

musina

Google non capisce la parola “muxina”. Ho dovuto utilizzare “salvadanaio banche popolari” 🙂

PS1: data la fastidiosità delle affermazioni, per qualsiasi evenienza lo scrivo qui: sappiate che a differenza di David Rossi non ho nessuna intenzione di suicidarmi prendendomi a botte da sola e buttandomi di schiena prima del mio orologio.

PS2: Mamma sto scherzando, dai! 😉

PS3: Comunque intanto è scritto 😛

PS4: Dai mamma, scherzavo ancora 😛 😛 😛

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Qui altri documenti di riferimento:

RELAZIONE_FINALE_(Commissione Inchiesta Banche Venete)
In particolare il capitolo IV Autorità di vigilanza (pag. 42) 

263CIRC_15AGG_- Circolare Bankitalia pronto realizzo (pag 43)

Relazione Bankitalia_lug_2013_- La recente analisi dei prestiti deteriorati

Il mattino ha il quORUM in bocca

Referendum “Trivelle”. Il mattino ha il quORUM in bocca! Il 17 aprile fai colazione e poi vai a votare presto: aiuta a raggiungere il quorum, perché le percentuali delle prime proiezioni influenzano la partecipazione di chi non ha ancora votato, incentivandolo ad andare.

Dillo anche a parenti e amici!

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*** Quando e dove si vota?

Domenica 17 aprile 2016, dalle 7:00 alle 23:00 presso il proprio seggio (ricordati il documento di identità e la scheda elettorale)

 

*** Cosa si vota?

Lo chiamano “Referendum trivelle” ma in realtà parla di licenze. Si vota l’abolizione del prolungamento indefinito (e quindi illimitato) dei permessi di estrazione entro le 12 miglia (perché non le altre? perché sono in acque internazionali e sono soggette ad accordi tra diversi stati) per 92 piattaforme, 202 pozzi attivi (più tutti quelli inattivi), compresi 8 permessi di ricerca (dati del Ministero 2016)

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E’ un referendum abrogativo (può solo proporre di togliere delle frasi). La frase che si chiede di togliere è la parte in maiuscolo rossa (aggiunta il 28 dicembre 2015 con la Legge di stabilità 208/2015):

«Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi gia’ rilasciati sono fatti salvi PER LA DURATA DI VITA UTILE DEL GIACIMENTO, NEL RISPETTO DEGLI STANDARD DI SICUREZZA E DI SALVAGUARDIA AMBIENTALE. Sono sempre assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale» (art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale)

 

 

*** Perché votare sì? (per chi non vuole i regali)

Perché il prolungamento indefinito (durata di vita utile) di queste licenze fa 2 ENORMI e DANNOSI “REGALI” alle compagnie petrolifere:

  1. le aziende estrattive NON PAGANO PIU’ le (già molto basse) royalties all’Italia  (10% per il gas naturale e 7% sul petrolio, nemmeno lontanamente comparabile con le medie del mercato): poiché il pagamento di esse scatta sopra certi quantitativi (oltre le 50.000 tonnellate di petrolio e gli 80 milioni di metri cubi di gas all’anno), allungando all’infinito la licenza le compagnie estraggono poco e per sempre, rimanendo furbescamente sotto il limite.
  2. le aziende estrattive non sono più costrette a smantellare le piattaforme e ripristinare l’ambiente com’era, in quanto erano tenute a farlo al termine della licenza. vincolando il termine alla “durata utile” significa che le compagnie possono centellinare il prodotto rimandando all’infinito il momento in cui dovranno dismettere a proprie spese la struttura. Cioè mai!

Per i più raffinati amanti del libero mercato, poi, una licenza “senza data certa” è concettualmente un obbrobrio in quanto viola le regole sulla libera concorrenza.

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Stendiamo un velo pietoso poi sul recente scandalo Guidi con Ministro, compagno e Governo impiastricciati di petrolio fino al collo nella vicenda Tempa Rossa, sulla cancellazione dell”air gun”  dai reati ambientali (a maggio 2015) guarda caso metodo utilizzato dalle piattaforme per la ricerca di idrocarburi, sui danni da subsidenza già accaduti sulla pelle delle nostre terre 

 

*** Perché votare SI? (per i disubbidienti)

Perché il Presidente della Repubblica italiana e il Presidente del Consiglio  e persino  Napolitano a 90 anni suonati stanno facendo di tutto per impedirti di farlo. E a pensar male si fa peccato, ma con lo Stato ci si azzecca quasi sempre 😉

 

*** Per finire

Ma quindi si dovrebbero smantellare anche se ci sono ancora gas o petrolio?  Dipende dagli estrattori: sono loro che decidono quanto estrarre all’anno. Nei 30+10+5+5 anni di licenza che hanno a disposizione possono estrarre quello che vogliono. Certo..sopra certe soglie devono pagare le royalties! 😉

Non credete a chi vi dice che votando NO succede il FINIMONDO
(rimaniamo al freddo, senza energia, si perdono posti di lavoro…).
Se vince il SI le piattaforme non chiudono domani.
Arrivano semplicemente al termine della licenza prevista,
così come era nei patti (prima che Renzi cambiasse la frase lo scorso dicembre!) 🙂

 

Se condividi (la scelta), condividi (il post)! 😉

 

…non sei altro che Bellezza

Che cosa succede SE IO BACIO TUTTI I LUOGHI DEL TUO CORPO CHE TI HANNO INSEGNATO AD ODIARE?

Cosa succede se POSO LE MANI SU DI TE e le lascio così,
ABBASTANZA A LUNGO FINCHE’ IL MIO CALORE ADERISCE AL TUO e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?

Che cosa succede SE MI PIACE TUTTO CIO CHE TI HANNO DETTO DI DETESTARE e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?

Che succede se ti mostro NUOVE IMMAGINI DI TE STESSO che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?

E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato
e iniziassi a RIEMPIRE LE TUE ORECCHIE CON PAROLE VERE
IN UNA LINGUA CHE CONOSCI MA CHE HAI SMESSO DI PARLARE?

Che cosa succede se PIANTO NUOVI FIORI nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?

Che cosa succede se TI CHIEDO DI NON RECIDERLI E PERMETTERE CHE INVADANO LE TUE VIE e decorino tutta la tua vita?

Succede che non ti permetto di dimenticare mai
che NON SEI ALTRO CHE BELLEZZA.”

T. K. Gregson

veneziameraviglia9

❤ Dedicata con amore al mio Popolo, che ha dimenticato quanto è meraviglioso quando è libero di essere sè stesso. ❤

1797 metri di ignoranza o provocazione?

tricolore1797Leggo sul giornale di oggi che 1797 metri di tricolore verranno sventolati il 29 maggio 2016 nella città di Bassano del Grappa.

Il 2016 ricorre il 150° anniversario dell’annessione forzata del Veneto al Regno d’Italia, ma la motivazione ufficiale è: commemorare i caduti nel centesimo anniversario del secondo anno della prima guerra mondiale. Suona alle orecchie come una filastrocca per insegnare i numeri ordinali. Ma è la spiegazione del Sindaco.

Incredibili coincidenze! Perché invece a me puzza un po’ quel numero preciso preciso (1797 metri…avete finito la stoffa bianca rossa verde?! 😀 ) e quel numero tondo (150, miiiiiii che coincidenza! 😮 ) e la mia domanda è: ma siete ignoranti o provocatori?

Se 1797 e 150 sono numeri che non vi dicono niente tranquilli, non vi preoccupate! Siete parte della grandissima platea di persone che hanno studiato, diligentemente o meno, la storia sui libri di scuola italiani. Certamente in quelle occasioni, ben pochi professori avranno messo l’accento sul fatto che nel 1797 la Repubblica veneta, che si era pubblicamente dichiarata neutrale (!!), veniva invasa da Napoleone e cessava di esistere per mano violenta di quest’ultimo.

Un po’ come la Polonia che venne contesa tra Germania e Russia e poi smembrata. Insomma, accadesse oggi sarebbe roba da intervento NATO. Invece oggi Napoleone è ancora portato in palmo di mano sui libri dei vostri bambini e citato come grande stratega. Era solo un astuto e violento usurpatore.

manipolazione1866Per quanto riguarda il secondo numero, siamo invece nel 1866 anno in cui si svolse il referendum con le baionette, per chiedere ai veneti se volevano entrare in Italia. Anche qui i maestri di scuola vi avranno fatto notare come “tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia” (1)

Tralasciamo pure le modalità antidemocratiche con cui venne condotta la votazione, alla presenza di gendarmi armati, con la buca dei SI ben distinta dai NO (alla faccia del voto segreto!!) e una campagna colossale di manipolazione con cui cercavano di orientare il voto di quei poveri contadini.

E sorvoliamo sui risultati alquanto bizzarri (2): 641.758 Si e 69 no. Anzi…641.000 si e 69 no. Ops…aspetta…647.246 Si e 69 no… be’ insomma…abbiamo capito. 69 no e “on stramaro” de SI, percentuali che neanche Hitler si sognava!

Ma possiamo, appunto, sorvolare su tutto ciò: perché la verità è che si votò il 21 e 22 ottobre, ma proprio due giorni prima il Veneto era già stato ceduto dai francesi ai Savoia in una stanzetta del’Hotel Europa a Venezia, come riporta ingenuamente la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia stampata a Firenze il 19 ottobre del 1866.

Il referendum era quindi una bufala colossale, una presa in giro bella e buona dei veneti. Persino di quelli che volevano dire sì, a dirla tutta!

Ricapitolando:

  • 1797 è l’anno in cui i Veneti persero la loro indipendenza
  • 2016 è invece il 150-mo anniversario del referendum burla, in cui i Veneti furono presi in giro
  • E il 29 maggio del 2016 a Bassano sventoleranno 1797 metri di tricolore, in spregio alla storia della nostra terra

Capite quindi che una figura istituzionale, che celebra una grande iniziativa come quella di cui sopra, non può non rispondere alla domanda:

Sindaco Poletto, ci fa o ci è? 

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(1) A. Saitta – Storia illustrata 06/1966

(2) Lapide a Palazzo Ducale / Storia d’Italia 1861-69 di Denis Mack Smith / Venezia austriaca di Alvise Zorzi

Riportato da Ettore Beggiato in “1866: la grande truffa”

La repubblica delle pere (indivise)

“Molti anni fa, nel terzo o quarto anno del suo mandato presidenziale, fui invitato a cena al palazzo del Quirinale, da Luigi Einaudi. Non invitato ad personam – il Presidente non mi conosceva affatto – ma come redattore di una rivista politica e letteraria diretta da Mario Pannunzio. A tavola eravamo in otto, compresi il Presidente e sua moglie. Otto convitati è il massimo per una cena non ufficiale, e la serata si svolse dunque molto piacevolmente, la conversazione toccò vari argomenti, con una vivacità e una disinvoltura che davano fastidio all’enorme e unico maggiordomo in polpe che ci serviva. Questo maggiordomo, una specie di Hitchcock di più vaste proporzioni ma completamente destituito di ironia, aveva sulle prime tentato di intimidirci posandoci il prezioso vasellame davanti come se temesse che l’avremmo rotto; e fulminandoci con occhiate di sconforto se non riuscivamo a individuare tra le tante (alcune nascoste persino tra i merletti della tovaglia) le posate giuste. Poiché il Presidente, nei suoi anni verdi, aveva frequentato un fiaschetteria di via della Croce, la Fiaschetteria Beltramme (che noi ancora frequentiamo), si parlò anche di questa: e dei suoi colleghi di università coi quali vi andava, del proprietario e di altri clienti che egli vi intravedeva: Bruno Barilli, Cardarelli, il pittore Bartoli. Da un argomento all’altro, tra aneddoti che, per il gran ridere, scuotevano il Presidente come un uccellino bagnato; tra riflessioni che seguivano gli aneddoti, pensieri economici e altri sul futuro, la cena si stava prolungando oltre il lecito.
Il Presidente sembrava un nonno felice di rivedere nipoti lontani. Ma eccoci alla frutta. Il maggiordomo recò un enorme vassoio del tipo che i manieristi olandesi e poi napoletani dipingevano due secoli fa: c’era di tutto, eccetto il melone spaccato. E tra quei frutti, delle pere molto grandi. Luigi Einaudi guardò un po’ sorpreso tanta botanica, poi sospirò: “Io” disse “prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’è nessuno che vuole dividerne una con me?”. Tutti avemmo un attimo di sgomento e guardammo istintivamente il maggiordomo: era diventato rosso fiamma e forse stava per avere un colpo apoplettico. Durante la sua lunga carriera mai aveva sentito una proposta simile, a una cena servita da lui, in quelle sale. Tuttavia, lo battei di volata: “Io, Presidente” dissi alzando una mano per farmi vedere, come a scuola. Il Presidente tagliò la pera, il maggiordomo ne mise la metà su un piatto, e me lo posò davanti come se contenesse la metà della testa di Giovanni il Battista. Un tumulto di disprezzo doveva agitare il suo animo non troppo grande, in quel corpo immenso. “Stai a vedere” pensai “che adesso me la sbuccia, come ai bambini”. Non fece nulla, seguitò il suo giro. Ma il salto del trapezio era riuscito e la conversazione riprese più vivace di prima; mentre il maggiordomo, snob come sanno esserlo soltanto certi camerieri e i cani da guardia, spariva dietro un paravento.
Qui finiscono i miei ricordi sul Presidente Einaudi. Non ebbi più occasione di vederlo, qualche anno dopo saliva alla presidenza un altro e il resto è noto. Cominciava per l’Italia la Repubblica delle pere indivise”.

Ennio Flaiano

Yellow sliced pears with green leaf isolated on white background

Yellow sliced pears with green leaf isolated on white background

La lezione di Anna, veneta dalla pelle nera

Qualche giorno fa su facebook faceva capolino la pagina Le Venete con un calendario il cui ricavato è destinato alla Riviera del Brenta, colpita da un tornado l’8 luglio scorso e completamente dimenticata dall’Italia.

Nulla di cui stupirsi, se non l’ennesimo meraviglioso gesto di solidarietà che permea la quotidianità della nostra gente veneta. Piccoli gesti che non fanno notizia, ma nella loro testardaggine di “una tegola dopo l’altra, fino a che tutti avranno il tetto sulla testa” rappresentano una grande lezione alle istituzioni italiane, che in questa tragedia sono state lente o assenti (tranne qualche promessa lontana) o peggio ancora avide.

Eppure la stampa da un paio di giorni è incandescente per un piccolo particolare. Anna è nera. Anna, una delle 12 ragazze che hanno posato, è nata in Africa e ha due occhi profondi che ti guardano da quella pagina di calendario.

Embè, dico io? Cosa c’è da parlarne? E’ veneta, e quindi ha aderito a questo gesto di solidarietà posando per il calendario.

Sì, perché Anna lo ha detto chiaramente nell’intervista ad Antenna 3: “mi sento veneta al 100%. sono originaria dell’Uganda, ma essendo cresciuta da genitori veneti ho acquisito la cultura veneta.”  Nel vicentino da quando aveva 8 anni, ha fatto il liceo a Bassano e ora studia giurisprudenza a Padova.

E al giornalista che incalza, cercando letture politiche in quel gonfalone tanto discusso, risponde serena: “..ho capito che quella bandiera non appartiene ai politici ma a tutti i veneti come me: è un simbolo di pace e di integrazione”

Touché!
Zitti tutti! Anna ha dato una grande, grandissima lezione ai giornalisti italiani. E anche a noi veneti!

otello4Ai giornalisti, che tutti agitati sembrano aver trovato la notizia con cui riempire i quotidiani un paio di giorni, dico “E’ nera e quindi?” Da sempre le nostre terre di commercianti sono state attraversate e vissute da moltissime etnie. Forse vi è sfuggito che il famoso Otello shakesperiano (da cui dopo Verdi trasse l’omonima famosissima opera) racconta di un comandante della Repubblica Serenissima nero come la pece! E ancora più su….pure il nostro San Marco evangelista aveva la pelle scura! Pensate di aver trovato la pietra dello scandalo, in realtà avete trovato la storia che si ripete. Perché l’Italia non ha ancora capito che noi li chiamiamo “foresti” ma se uno si comporta bene, lavora e rispetta la nostra società è il benvenuto.

Se poi come Anna ti senti veneto, per noi il colore della pelle non ha più importanza. Vale quello che senti nel cuore. E se ti riconosci in quel gonfalone che riporta la parola “PAX TIBI” sarai dei nostri per sempre. Come si dice: Veneto è chi veneto fa!

stereotipovenetirazzistiCerto, troverete sicuramente il veneto stolto che “sbèca” sul web con qualche sciocchezza da rimbalzare agilmente per alimentare polemiche. Ma la verità è che è ora di finirla con lo stereotipo del veneto razzista, e a questo proposito dalle pagine del Corriere il Presidente del Consiglio Ciambetti è intervenuto con una riflessione, che tra le altre cose evidenzia come si tenda a confondere ad arte la presenza di stranieri perfettamente integrati con l’immigrazione incontrollata che subiamo ora.

annacomenoiAi giornalisti italiani dico anche: vi fa così paura usare la parola “veneto”? Perché certi titoli fanno capire come da parte di media italiani sia un tabù chiamare le cose con il loro nome, persino quando sono ovvie. E così, sul Corriere del Veneto (veneto ?!?!? davvero?!?!? 😀 ) il titolone surreale che campeggia è “Un’italiana come noi!” anche se il calendario si chiama LE VENETE e la bandiera usata è il GONFALONE di San Marco. A tanto arrivano la vergogna o il timore?! Mah! Misteri dei giornalettisti italiani :0

 

A noi veneti invece Anna insegna che quel gonfalone è di tutti noi. E tutti abbiamo diritto a riconoscerci in esso e nel significato di pace e giustizia che quell’emblema rappresenta. Senza paura e senza vergogna, lo indossa con eleganza per contribuire con il suo gesto a fare in modo che le famiglie della Riviera tornino nella propria casa. Tiene in mano il gonfalone giallo oro ma, no, non è lì in nome di un partito! Non sappiamo neanche per chi vota o se va a votare. Lei ha capito, prima di molti altri veneti autoctoni, che quel leone alato è più forte di qualsiasi tentativo di travisamento politico e non ha paura di dirlo davanti alle telecamere.

E davanti ai suoi occhi che ti guardano luminosi tra la pelle scura l’unica domanda da farsi è:
vuoi dare una mano alla Riviera?
Puoi farlo comprando il calendario LE VENETE 2016.

anna

Prenotazioni: levenete2016@gmail.com / raixe venete

Corso per giornalettisti italiani che scrivono sul Veneto

corso_giornalettistiTitolo: Corso per giornalettisti italiani che scrivono sul Veneto

Durata: 8 ore

Destinatari:  redattori e capi testata che non sanno come affrontare un articolo sul Veneto e non vogliono sbagliare. Titolisti che si sono stancati di prendere ordini da Roma o dai partiti e cercano di fare bene il loro mestiere. Giornalettisti che desiderano diventare giornalisti.

Luogo: villa palladiana

Contenuti

  • Da ENETOI a VENETI: origine e significato della parola, dal XII secolo a.C. ai giorni nostri
  • La parola VENETO e le sue varianti nella redazione di articoli internazionali
    • Sinonimi e contrari: marchesco / italiano
    • False friend: la scoperta del termine “indipendentista”al posto di “venetista”
    • Suggerimenti: come superare l’imbarazzo di chiamare Veneto un Veneto. Esercitazione dal vivo con video ripresa e commento delle registrazioni

Pausa (risi e bixi, połenta e sopresa, formajo morlaco col miel. Proseco/vin mòro/acua)

  • STORIA VENETA, cenni:
    • riportare correttamente la storia: l’utilizzo dell’aggettivo “veneto”, in luogo di “italiano”, per Marco Polo, Vivaldi, Tiziano, Tintoretto, Elena Cornaro Piscopia e altri personaggi storici della Repubblica di Venezia
    • Il gonfalone di San Marco è nato prima dei partiti italiani: elementi per riuscire a non confonderlo con loghi di partito
  • ESERCITAZIONE: trovare e digitare nella tastiera le lettere: V  E  N  E  T O in meno di un minuto (esercitazione con tastiere qwerty)

Test finale: redazione di articolo e scelta del titolo.
Per superare positivamente il test e ricevere l’attestato di “giornalista veneto” è necessario il 100% di correttezza dei termini e dei concetti. E on fiatin de corajo par ciamar łe coxe come che łe xe anca co ła stanpa italiana.

 

Scambio Barbie con Commander (ovvero il GENDER prima del comma 16)

Io quella volta barattai una Barbie per Commander dei Transformer.
Era il 1986 e nessuno me l’aveva suggerito!  🙂 😛

 

transformer

Il tema è caldo e lo hanno ribattezzato TEORIA GENDER. E nasce con il DDL Buona scuola (un nome simpatico che si vende bene! 😛 ) che lo introduce nelle scuole come parte dell’offerta formativa in questo famigerato COMMA 16.

16. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunita’ promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parita’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013″ (per tutta sta pappardella guardate il fondo del post! 😀  )

Ma dov’è che dice Gender? io non vedo nulla! 😮

Se invece che mangiarsi certe mozzarelle di BUFALA (c’è un gran casino in rete!),  leggiamo il DDL (io me lo sono letta tutto ….e a dire il vero ci sono altri punti che varrebbe la pena analizzare, ma sono “solo” economici! 😦 ) ci accorgiamo che il comma 16 non riporta concetti particolarmente sconvolgenti.

ANZI! TUTTE LE PERSONE DI BUON SENSO CONCORDANO!
Chi mai è favorevole alla violenza, in qualunque forma si esprima?
Chi si professa contrario alle pari opportunità,
intesa come possibilità di accedere alle stesse offerte formative, sociali e di lavoro
e non solo di donne, ma anche di ceti sociali diversi ed età diverse?

identitasessualeIl problema non è nelle parole del comma 16 quanto nei testi cui esso fa riferimento (che mi hanno costretto a una specie di caccia al tesoro tra rimandi e commi e testi coordinati….e tutta sta fatica non mi fa nemmeno buttare giù quei chiletti in più sulla pancia! 😦 ) , che in maniera più esplicita invece utilizzano le parole “orientamento sessuale”, “rappresentazione del ruolo”, “identità di genere”.

Eccolo qui il nocciolo. Queste sono le parole utilizzate dagli psicologi per trattare il tema dell’IDENTITA SESSUALE (da qui il nome di TEORIA GENDER in una specie di infelice anglo-italiano). Un fatto strettamente personale e molto delicato. Che come tale dev’essere trattato, non certo dato in pasto alle aule attraverso un articoletto di decreto.

Perché nella scuola abbiamo un chiaro esempio di come una materia molto più facilmente trasferibile con dati oggettivi, come l‘insegnamento della STORIA, possa esercitare un condizionamento sulle generazioni di discenti, semplicemente omettendo parti di essa o enfatizzandone altri (pensiamo alle mistificazioni condotte sui nativi d’America o d’Australia…o di altri popoli!).

Immaginiamo su un tema decisamente più delicato, in una fase di crescita, il condizionamento a cui possono essere esposti i bimbi se il tema viene trattato collettivamente, anziché rispettando ogni sfumatura personale (e tralasciamo il fatto che ci possano essere docenti indegni di questo nome, come purtroppo talvolta accade! aaaaargh!!! ).

famiglia

e chi trae conclusioni affrettate su quante femmine ci sono in questa foto guardando capelli o gonne …è un discriminatore! 😀 😀 😀

Per questo ritengo semplicemente che sia LA FAMIGLIA il contenitore più adatto dove approfondire la tematica di IDENTITA DI GENERE, eventualmente affiancata da professionisti offerti dalla scuola attraverso le figure di psicologi già presenti negli sportelli dedicati, nel pieno rispetto delle esigenze personali (e non collettive!!!) del fanciullo/a.

Non vedo quindi perché la scuola debba vincolare la sua offerta formativa OBBLIGATORIA a educare su un argomento che esula dall’insegnamento delle materie umanistiche, artistiche, scientifiche, professionali per cui è nata, accaparrandosi maldestramente il compito di genitore (a meno di non voler passare per I FASCISTI che nel 1929 resero obbligatoria l’ora di religione, poi giustamente passata a facoltativa e ovviamente nemmeno lontanamente sfiorata nel DDL, in quanto è il Catechismo la giusta occasione per avvicinarsi alla religione cristiana.  E lo dice una cattolica convinta.)

Riprendendo l’inizio, per quanto riguarda i concetti di pari opportunità (non solo femminile), rispetto (non solo femminile) e contrasto alla violenza (non solo contro le donne) avanzati dall’articolo, mi aspetto che essi siano trasmessi con il comportamento quotidiano di maestri e personale didattico, non certo in virtù di un DDL (altrimenti..semo a posto, ciò!).

Quindi concludendo:
da un lato INUTILE, dall’altro PREVARICATORE, il comma 16 non funziona!

 

 

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RIFERIMENTI

DECRETO-LEGGE 14 agosto 2013, n. 93 (convertito con modificazioni dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119)
2. Il Piano (quale? leggi il documento di Intesa sul Piano 7 maggio 2015 a pagina 18: Educazione), con l’obiettivo di garantire azioni omogenee nel territorio nazionale, persegue le seguenti finalita’:
a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali;
b) sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l’adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi;
c) promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extracurricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
d) potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalita’ omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
e) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con fatti di violenza di genere o di stalking;
f) accrescere la protezione delle vittime attraverso il rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte;
g) promuovere lo sviluppo e l’attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva;
h) prevedere una raccolta strutturata e periodicamente aggiornata, con cadenza almeno annuale, dei dati del fenomeno, ivi compreso il censimento dei centri antiviolenza, anche attraverso il coordinamento delle banche di dati gia’ esistenti;
i) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking e delle esperienze delle associazioni che svolgono assistenza nel settore;
l) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

IL DECRETO LEGGE SI RIFA’ AL TESTO COORDINATO CON LA LEGGE DI CONVERSIONE 15 ottobre 2013, n. 119 «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonchè in tema di protezione civile e di commissariamento delle province.».
Art. 5 – Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere
1. Il Ministro delegato per le pari opportunità, anche avvalendosi del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, elabora, con il contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza, e adotta, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, un «Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere», di seguito denominato «Piano», che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione dell’Unione europea per il periodo 2014-2020 (leggi qui la Convenzione Istanbul sulla violenza alle donne dell’11 maggio 2011)

 

 

 

La sinistra italiana che si interroga sull’indipendentismo veneto (e mi fa un’intervista)

leftcopertinaSul numero 27 del settimanale LEFT è pubblicato uno stralcio della mia intervista sul tema dell’indipendentismo veneto.

Chi se lo sarebbe immaginato che Catone in persona mi avrebbe intervistato? 😛 Ovviamente non si tratta del famoso oratore, ma di un 27enne attivo, molto impegnato in politica, a sinistra. Nel suo denso curriculum la campagna per Civati, un blog, la compartecipazione a questa rivista. Voleva saperne di più di questo vento indipendentista che soffia dalle nostre parti e mi ha contattato con una decina di domande molto interessanti.

A dire il vero avevo capito che venisse pubblicata integralmente sul suo blog, come mi è successo con l’intervista fatta per SaNatzione, dal blogger sardo Adriano Bomboi. Invece, giustamente, Stefano Catone ne ha fatto un pezzo di suo pugno, raccogliendo i commenti di altri indipendentisti di queste latitudini e così mi trovo piacevolmente a fianco di Alex Storti, con cui abbiamo condiviso diverse iniziative e che dalla Lombardia non fa mai mancare il suo sostegno anche alla nostra causa (pur impegnatissimo com’è con il progetto Avanti!), l’avvocato Morosin, candidato governatore di Indipendenza Veneta durante le ultime regionali, Giovanni Masarà di Sanca Veneta, la sinistra veneta indipendentista (perché sì…fortunatamente qualcuno del partito della “democrazia” ?! si è ricordato di essere veneto prima che baciapile del governo in carica! 😉 )

left4A Stefano, a cui applaudo per l’interesse giornalistico e per la neutralità con cui cerca di riportare il fermento indipendentista, faccio solo un appunto, per aver confuso (nel titolo che fa il verso a Malika Ayane) la consapevolezza delle proprie “raixe” con la nostalgia. 😮 Non c’è nulla di nostalgico nell’indipendentismo: è probabilmente quanto di più moderno c’è in questo periodo se si ha solo il coraggio di guardare all’intera Europa, in crisi di identità prima ancora che economica. Piuttosto il “lombardo-veneto” citato a fine articolo è una rievocazione di un triste cinquantennio che con l’indipendentismo veneto ha davvero poco a che fare 😦

Detto questo signori…faxemose su łe maneghe e forsa e corajo, che ghemo da laorarghe su tuti insieme! Abbiamo la fortuna di avere Antonio Guadagnini, rappresentante di tutti gli indipendentisti nella maggioranza regionale e una nuova generazione di giovani che vuole superare le divisioni: facciamo tesoro delle esperienze passate e utilizziamo tutte le forze per organizzarci e presentarci uniti….nel nome del Leone!

Duri i banchi, senpre!! 🙂 🙂 🙂

 

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QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

1) Perché l’indipendendenza del Veneto?

2) In Veneto l’indipendentismo è un ideale ancora vivo? Oltre ai risultati elettorali, quali sono gli argomenti che dimostrerebbero la sua vitalità?

3) Le recenti elezioni regionali sembrano confermare che tale sentimento esiste ancora ma, per l’ennesima volta, le liste indipendentiste non hanno trovato un accordo che permettesse di presentarsi uniti al voto. Come giudica questa situazione? Che differenza strategica c’è tra chi ha scelto la corsa solitaria e chi di apparentarsi con Zaia?

4) Tra i più giovani è un sentimento ancora vivo?

5) Ritiene che la Lega Nord rappresenti ancora le ragioni dell’indipendentismo? Come giudica la guida di Salvini?

6) L’idea della confederazione tra movimenti autonomisti di diversi territori (come fu la Lega Nord) è un’idea fallimentare?

7) Si definirebbe una persona di destra o di sinistra?

8) Quali sono le sue proposte e le sue idee in tema di migrazioni e di diritti civili?

9) Quali strategie e quali proposte metterete in campo nel prossimo futuro?

10) Autonomia e indipendenza: qual è la più verosimile?

 

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1) Perché l’indipendenza del Veneto?
Sarebbe forse piu appropriato domandarsi “Perché il Veneto in Italia?!”. Il nostro è un popolo che ha vissuto in uno stato indipendente, relazionandosi col mondo, per più di un millennio nella storia recente, e ancora prima di Cristo nella storia più antica. Nulla di strano quindi se, stanchi di una convivenza faticosa con lo Stato italiano, desideriamo tornare alla nostra facoltà di autogovernarci, per garantire un futuro migliore e più sereno.2) In Veneto l’indipendentismo è un ideale ancora vivo? Oltre ai risultati elettorali, quali sono gli argomenti che dimostrerebbero la sua vitalità?
A parte i numeri in crescita, che dimostrano una capacità politica in divenire nonostante le divisioni interne che ancora purtroppo sussistono, l’indipendentismo veneto è sempre vivo. In realtà è un fenomeno che non ha mai smesso di fermentare in Veneto, passando attraverso tutti i movimenti culturali/ politici che lo hanno sostenuto a partire (nella storia recente) dalla Liga Veneta, progenitrice di quella che divenne poi la Lega. Altri indizi li si nota proprio durante le campagne elettorali regionali, quando da destra a sinistra si vede il tentativo di raccogliere questo fermento accompagnando le liste principali del candidato da liste “col leon” che oscillano dall’autonomia all’indipendenza dichiarata (vedi Moretti con Progetto Veneto Autonomo, Tosi con Razza Piave-Veneto Stato, oltre a Zaia con Indipendenza Noi Veneto e a Indipendenza Veneta). Sul territorio il proliferare di iniziative culturali/politiche con convegni, manifestazioni, feste. Visivamente, le bandiere marciane che sono sempre più spesso esposte fuori dalle abitazioni. I confronti con altre parti politiche che solo fino a 7, 8 anni fa sorridevano alla parola “indipendenza”, mentre oggi magari se ne discostano ma argomentando la posizione.Una escalation di piccole cose, che agli occhi di chi come me vive il tema da un decennio conferma che la strada è quella giusta. Si tratta solo di raggiungere la massa critica.

3) Le recenti elezioni regionali sembrano confermare che tale sentimento esiste ancora ma, per l’ennesima volta, le liste indipendentiste non hanno trovato un accordo che permettesse di presentarsi uniti al voto. Come giudica questa situazione? Che differenza strategica c’è tra chi ha scelto la corsa solitaria e chi di apparentarsi con Zaia?

Io auspicavo che in questa tornata l’indipendentismo si presentasse unito e convincente, memore delle esperienze passate. Purtroppo cosi non è stato. Ciò che impedisce il sedersi attorno ad un tavolo unitario tipicamente nasce da due aspetti: la convinzione di essere gli unici “portatori sani” di indipendentismo e l’ingenuità politica. In sostanza siamo d’accordo sull’obiettivo ma non su come raggiungerlo.
E’ ora invece, di deporre ogni personalismo e autoreferenzialità e di guardare all’obiettivo con sincerità e occhio smaliziato. Nel 2015 i numeri dicono che siamo in crescita ma non abbiamo ancora le cifre per presentarci con un nostro governatore. Men che meno tra il primo e il secondo mandato di un Presidente, come Zaia, particolarmente amato dai Veneti.
Sondaggi non di parte davano una lista indipendentista in questa coalizione al 7% (personalmente, a pelle, dico anche di più!), se solo ci fossimo presentati uniti. Questo significava 3, 4 consiglieri, 1 assessore e sicuramente una presenza importante in maggioranza, più significativa della tanto nominata Forza Italia. Le regionali 2015 dovevano essere affrontate come ha fatto la lista Indipendenza Noi Veneto: a sostegno di Zaia nella coalizione vincente.
Nel 2020? Vedremo quale sarà la strategia migliore, da soli o in coalizione? sicuramente UNITI!
4) Tra i più giovani è un sentimento ancora vivo?
Si, fatto salvo il sentimento di disinnamoramento per la politica che colpisce un po’ tutte le fasce, compresa quella dei giovani.
In alcuni bisogna anche dire che l’influsso della scuola, con istruzione pesantemente di regime, penalizza ragionamenti coraggiosi e “fuori dalle righe” come può essere la visione indipendentista. Accade ad un certo punto, per curiosità o per caso che i ragazzi incontrino la storia, quella vera e a quel punto…accade la magia: nel momento in cui scopri di avere alle spalle una grande storia, la misera condizione odierna smette di essere un riferimento. E il fatto di essere stato ingannato per anni diventa il motore della reazione.
Personalmente sto incontrando una generazione di nuove leve che mi conferma che la direzione è quella giusta. Bisogna solo trovare il modo di convogliarla. Tra i giovani si trova anche la voglia di lavorare assieme, superando le vecchie divisioni: proprio ciò di cui ha bisogno il Veneto ora. Impegno, ideali, unità d’intenti.5) Ritiene che la Lega Nord rappresenti ancora le ragioni dell’indipendentismo? Come giudica la guida di Salvini?
Ho diversi amici nella Lega Nord. La base è molto indipendentista, ma non è detto che i vertici riescano a mantenere questo aspetto genuino (ricordo alcune votazioni surreali per un Veneto a statuto speciale, nemmeno indipendente, con la lega assente o astenuta). Salvini è al di fuori della mia prospettiva, fortemente orientata al Veneto. Lui ragiona sui grandi numeri a Roma e quelli li ottieni per forza di cose allentando l’attenzione sulle esigenze della mia terra.
Da non leghista gli rendo atto di avere rialzato una Lega che stava soffrendo parecchio, ma allo stesso tempo sono sollevata di non aver dovuto accettare le sue felpe con i nomi di ogni città. A differenza di qualche amico con la camicia verde che deve stringere i denti, sono lieta di fare parte di un “contenitore politico” che mi permette di dire senza problemi la parola “indipendenza”, pur senza demonizzare la parola “autonomia”.
La seconda è più utopistica della prima, in quanto è necessario un benestare di chi non potrà mai concedertelo.
So che l’indipendenza sarà il vero approdo e il tentativo autonomista un semplice passaggio e agisco serenamente di conseguenza.
Una nota particolare per Zaia: è di espressione leghista ma da sempre Presidente di tutti i veneti (e il risultato della sua lista personale lo dimostra!) e sono certa che se gli indipendentisti daranno un segnale forte e credibile, anche al di fuori del Consiglio regionale, troveranno nel governatore attenzione e sensibilità.6) L’idea della confederazione tra movimenti autonomisti di diversi territori (come fu la Lega Nord) è un’idea fallimentare?
Non è fallimentare di per sè, ma la realtà è che nella penisola italica abbiamo marce diverse. E che chi vuole l’indipendenza non si accontenterà dell’autonomia. Veneto, Sicilia, Sardegna, Friuli, Sud Tirolo (volutamente ho guardato anche ad altri popoli, non “padani”) hanno un’esigenza di riscatto maggiore di altre regioni e questo dipende dall’identità più che dal fattore economico (Lombardia ed Emilia Romagna hanno ad esempio disavanzi fiscali maggiori del Veneto ma sono molto meno veementi nell’insoddisfazione; Sud Tirolo e  Sicilia sono regioni autonome e addirittura la Sicilia ha un disavanzo a suo favore molto importante, ma nonostante questo lo spirito indipendentista si manifesta ugualmente).
Il federalismo ricordo che è una scelta fatta da entità distinte che decidono di mettere in comunione alcuni vantaggi/costi. Concettualmente, quindi, prima ci sarà l’indipendenza e poi, eventualmente, la richiesta di federarsi assieme. Usare il Veneto come testa d’ariete può funzionare fino ad un certo punto se il resto dei territori non è pronto a fare il passo.
7) Si definirebbe una persona di destra o di sinistra?
Che bella domanda! 🙂 Forse bisognerebbe interrogarsi su cosa sono destra e sinistra oggi in Italia.
La verità è che entrambi hanno perso il loro ideale. Durante la campagna elettorale riflettevo che tutto sommato, nonostante i numeri ancora di nicchia, mi ritengo fortunata di poter offrire al mio elettore un vero “ideale” per cui impegnarsi. Cosa che né la destra né la sinistra di oggi sanno offrire al loro pubblico, troppo impegnati come sono a mantenere loro stessi.
E in particolare la sinistra dovrebbe fare un esame di coscienza: sbandiera concetti di libertà ed espressione delle minoranze, si propone come vera innovatrice e “rivoluzionaria” ma è incapace di accettare la risposta che i Veneti potrebbero dare alla domanda “Vuoi tu che il Veneto sia uno Stato indipendente?” al punto da osteggiare uno strumento democratico come è il referendum.8) Quali sono le sue proposte e le sue idee in tema di migrazioni e di diritti civili?
A me hanno insegnato che prima dei diritti ci sono i doveri civili. Quindi, se si vuole andare lontano, bisogna impostare i lavori da questa prospettiva. Meritocrazia, certezza di pena, organizzazione, sono tutte cose che mancano all’Italia. In compenso l’Italia è il Paese dei diritti acquisiti, dell’assistenzialismo spinto, del posto pubblico, dei molti che vivono sulle spalle di pochi.
Personalmente non concepisco il reddito di cittadinanza; piuttosto l’impegno dev’essere profuso per garantire un mercato del lavoro vivace, per dare a tutti la possibiltà di trovare un impiego, e pressione fiscale molto ridotta, per lasciare più soldi in tasca a cittadini ed imprese.
Per quanto riguarda il tema immigrazione suggerisco una prima cosa semplice ed efficace. Iniziare a parlarne usando le parole giuste: ACCOGLIENZA e INTEGRAZIONE. L’una è la parola di chi ospita, l’altra una responsabilità di chi arriva. E l’una senza l’altra sono inutili. Quindi basta falsi moralismi che affrontano solo metà del discorso. E’ una situzione delicata e come tale va gestita: la disorganizzazione, i mancati controlli, le assurdità ingiuste (paghiamo noi i ricorsi di chi NON HA i requisiti per l’asilo politico, visto che nullatenenti), sommate al periodo di difficoltà economiche non fanno altro che acuire l’insofferenza e la paura rischiando che sfocino in fenomeni di autodifesa. In questo la sinistra, proprio per l’atteggiamento superficiale che ha nel trattare il tema, ha una grandissima responsabilità nel fomentare il razzismo.
Come Veneti abbiamo una duplice esperienza positiva nel nostro passato: la Serenissima, crogiuolo di identità e popoli, accoglieva gli eretici perseguitati come commercianti di ogni parte dell’Adriatico e oltre. E poi l’emigrazione di fine 800 / inizi 900 che portò oltre 3 milioni di Veneti ad andarsene da qui, creando comunità floride specialmente oltreoceano. In entrambe le situazioni gli ingredienti necessari sono stati l’IMPEGNO e il RISPETTO. Da dare e da pretendere. Non tutti i migranti lo danno e l’Italia non è in grado di pretenderlo. Cominciamo da qui.
9) Quali strategie e quali proposte metterete in campo nel prossimo futuro?
Adesso serve organizzare le forze di tutte le correnti indipendentiste e convogliarle in una forma organizzata e unitaria. Gli ingredienti buoni ci sono, gli indipendentisti hanno voglia di fare questo salto di qualità. Serve grande umiltà, onestà nell’affrontare i numeri (che sono in crescita ma non sono ancora strabilianti) e una “vision”.Abbiamo sbagliato infatti a lanciare i messaggi solo sul referendum, come se fosse un obiettivo. In realtà il referendum è un mezzo per avere un Veneto nuovo e moderno, del quale dobbiamo parlare con i Veneti.
10) Autonomia e indipendenza: qual è la più verosimile?
Nonostante l’autonomia possa sembrare più facile da raggiungere perché meno di “rottura” con l’attuale situazione, è utopia. Lo è in quanto deve essere accordata da quell’apparato statale che non potrà mai fare a meno economicamente di te. L’indipendenza, nonostante non sia un percorso semplice, è in realtà più realistica, in quanto si esercita rivolgendosi direttamente agli interessati, in nome del principio fondamentale di autodeterminazione di un popolo che per sua natura è al di sopra di qualsiasi apparato statale. Ovviamente significa comunque gestire la frattura con l’Italia e contestualmente i rapporti internazionali, ma necessita più di una volontà popolare e politica che di una benedizione giuridica. Semplificando, l’indipendenza, a differenza dell’autonomia, non deve essere “chiesta” deve essere “affermata”.
A riprova di ciò, se non erro il Veneto è già alla terza richiesta di autonomia (nel 1998 e poi nel 2006 da forze politiche diverse), ma il fatto è che una votazione su base italiana vedrà sempre lo stesso esito perché numericamente chi beneficia dei vantaggi di un Veneto italiano (e più in generale di poche regioni che mantengono le altre) è numericamente superiore alla rappresentanza veneta (o ai portatori delle richieste autonomiste). Quindi…bisogna cambiare l’interlocutore della domanda 🙂

Se vogliamo cambiare la realtà dobbiamo smettere di accettarla

stalattitedighiaccioSE VOGLIAMO CAMBIARE LA REALTA, DOBBIAMO SMETTERE DI ACCETTARLA. E se non vogliamo finire come la Grecia, dobbiamo farlo subito. Nell’intervista sul portale VeneziePost all’Avvocato Malvestio (autore, tra l’altro del libro Malagestio che denunciava le azioni poco trasparenti anni prima che finissero sui titoli di giornale)  parole acuminate e limpide come stalattiti di ghiaccio.

Chissà che in questo caldo torrido funzionino come uno SHOCK per tutti i Veneti (e non solo): o ci svegliamo o finiremo agonizzanti come in Matrix, esseri viventi che servono solo a sfamare qualcuno che li controlla.

 

«Manstein diceva che non esistono situazioni disperate ma solo uomini disperati. Chi c’è di più disperato di uno che rifiuta la realtà? che nega l’evidenza dei numeri? Quando uno rifiuta la realtà vuol dire che non ha più alcuna speranza di cambiarla». Massimo Malvestio da anni denuncia la gravità della crisi in cui è sprofondata l’Italia e con essa il Nordest, ma di fronte al perdurare delle difficoltà economiche e a episodi tragici, come il suicidio di Egidio Maschio, individua una volta di più la radice dei nostri mali in una strana e ottundente ipocrisia. Perché, denuncia, «Da anni continuiamo a dire che cresceremo ed invece negli ultimi vent’anni meno di noi è cresciuta solo Haiti». «A crisi esplosa – nota – abbiamo raccontato al mondo che le nostre banche erano sanissime tanto che abbiamo aiutato gli spagnoli, che hanno un rapporto meno conflittuale con la realtà, a salvare le loro con i nostri soldi. Ecco, quel che mi rende pessimista non è la realtà dei fatti ma l’ipocrisia che pervade il paese: negare i problemi è l’unica soluzione su cui c’è un consenso largamente maggioritario».

Di solito l’ipocrita trae vantaggio dalla propria ipocrisia. Nel caso nostro chi è che ci guadagna?
«L’Italia è un paese che ha offerto alcune opportunità straordinarie di arricchimento: chi ha comperato titoli di Stato ha goduto di interessi altissimi rispetto a quelli pagati dai paesi dell’Europa core. Con tassazione flat al 12,5%, altro che paradisi fiscali! Chi è andato in pensione  avendo versato una frazione minima di quel che va a prendere, ha trovato la cuccagna. In compenso a quei poveretti che oggi stanno cercando di costruirsi una pensione supplementare perché dubitano di quella pubblica, hanno aumentato la tassazione retroattivamente anche su quanto avevano già versato. Potremmo continuare con altri esempi che nella dialettica Nord – Sud troverebbero alimento infinito. Un grande blocco sociale ha preso definitivamente il sopravvento: è il blocco della rendita senza lavoro e senza rischio e sono costoro che hanno tutto l’interesse a che la situazione sia rappresentata in modo artefatto».

Ma se questo “blocco della rendita” ci guadagna, chi è che ci rimette?
«Questo blocco rimane coeso e sempre più forte attraverso un unico collante che è la continua crescita del debito pubblico. Il prezzo lo paga chi lavora davvero, chi produce ricchezza vera. Imprese sempre meno competitive, lavoratori con sempre meno soldi in tasca. I giovani partono con un fardello di debito pubblico insostenibile che spinge i più intraprendenti all’estero privando il paese di ulteriori risorse».

Spesso per questi giovani l’estero è l’Europa. Rilanciare il progetto europeo non può essere la soluzione ai nostri mali?
«L’Europa e l’euro sono il frutto di grandi disegni politici nati da menti e da cuori pieni di speranza e progressivamente scaduti nelle mani di burocrati con menti contorte e cuori atrofizzati. La realtà è molto semplice: quel poderoso blocco sociale di cui ho appena parlato riesce ad ottenere pensioni e rendite che non meriterebbe in qualsiasi economia libera grazie all’ euro. La BCE è diventata la vera vestale dell’azzardo: comperate tutte le obbligazioni spazzatura che volete, titoli di stato di paesi dal debito sempre maggiore come l’Italia tanto alla fine paga tutto la BCE. Perché si dovrebbe investire con una tassazione soffocante, in un paese sempre più permeato da diffidenza verso i valori dell’impresa quando un tasso reale di prim’ordine è garantito senza rischi e quasi senza tasse? Per le banche, le nuove regole hanno fatto sì che dare i soldi alle imprese fosse assurdo quando si poteva guadagnare senza rischio con i titoli di stato. Quando mai in Calabria, dalla quale si esporta quasi nulla, si sarebbe potuto sperare di avere pensioni in una valuta buona quanto il marco tedesco?».

In cambio dell’euro-marco, l’Italia deve però eseguire gli ordini della burocrazia europea, che sembra spesso peggiore della nostra. Non è un prezzo molto alto anche questo?
«In Italia la burocrazia è un problema perché i cittadini hanno un rapporto complessivamente sleale con lo Stato e ciò comporta una diffidenza reciproca da cui derivano controlli e procedimenti senza fine. Detto questo, non si può negare che l’Europa ha peggiorato di molto la situazione: un profluvio continuo di regole sulle materie più insignificanti che comportano costi di applicazione enormi e, di fatto, favoriscono le grandi imprese a scapito delle piccole. Pensare poi che gli eredi della tradizione burocratica prussiana applicheranno le regole allo stesso modo degli eredi di quella borbonica, è un po’ azzardato. La politica è debole e burocrati e magistrati non rinunciano a legiferare surrettiziamente rendendo la certezza del diritto un sogno.  Negli ultimi anni ai vertici sia della burocrazia, soprattutto di quella economica, sia della magistratura, vi sono stati molti che a ciò hanno aggiunto i valori – per me: disvalori – del Sessantotto. Pronti a portare un tocco della loro superiore moralità a qualsiasi questione di cui si occupino, così che il diritto e la morale sono spesso pericolosamente confusi. È tutta gente che è uscita dalle università nei violenti  anni Settanta.  L’idea di fondo è che chi è ricco ha rubato – e questa è un’idea vecchia – ma soprattutto che l’impresa non genera benessere ma inquinamento, evasione, privilegio, sfruttamento. Chiunque legga qualche sentenza o qualche verbale tra quelli più articolati può capire bene cosa voglio dire: nessuno di questi vede nell’impresa una comunità, nessuno di loro si commuove nel vedere i prodotti di un’impresa italiana primeggiare nel mondo; nessuno pensa che con il ricavato di quei prodotti si sono pagati ospedali e scuole».

Ci sono soluzioni o è meglio scappare a Malta?
«Non credo ne usciremo a breve. Quel blocco di interessi è troppo forte, ha i soldi della BCE ed è largamente maggioritario nella classe burocratica e nei vertici della magistratura. Le rappresentanze dei produttori sono spesso schierate con gli ipocriti e ottimisti di maniera e quindi anch’esse complici. I produttori veri si difendono come  possono, andando altrove o smettendo di lavorare o con artifici tanto deprecabili quanto pericolosi. Se i tedeschi vorranno farsi carico di mantenere l’Europa mediterranea vorrà dire che questo grande blocco avrà trionfato. Se invece tornerà il problema di guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, il  sistema imploderà ed allora quel che resta dei produttori prenderà nuovamente il sopravvento. Purtroppo la Merkel non è Adenauer e quindi credo che quel che ci aspetta sia una via di mezzo, una agonia eterodiretta come quella che si è imposta alla Grecia, solo a un ritmo più rallentato: ridotta a un paese di disperati appunto in cui di mese in mese si cambiano le previsioni di piani sempre più assurdi, in cui i produttori progressivamente scompaiono per necrosi, per fuga, per genocidio culturale».