Scambio Barbie con Commander (ovvero il GENDER prima del comma 16)

Io quella volta barattai una Barbie per Commander dei Transformer.
Era il 1986 e nessuno me l’aveva suggerito!  🙂 😛

 

transformer

Il tema è caldo e lo hanno ribattezzato TEORIA GENDER. E nasce con il DDL Buona scuola (un nome simpatico che si vende bene! 😛 ) che lo introduce nelle scuole come parte dell’offerta formativa in questo famigerato COMMA 16.

16. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunita’ promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parita’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013″ (per tutta sta pappardella guardate il fondo del post! 😀  )

Ma dov’è che dice Gender? io non vedo nulla! 😮

Se invece che mangiarsi certe mozzarelle di BUFALA (c’è un gran casino in rete!),  leggiamo il DDL (io me lo sono letta tutto ….e a dire il vero ci sono altri punti che varrebbe la pena analizzare, ma sono “solo” economici! 😦 ) ci accorgiamo che il comma 16 non riporta concetti particolarmente sconvolgenti.

ANZI! TUTTE LE PERSONE DI BUON SENSO CONCORDANO!
Chi mai è favorevole alla violenza, in qualunque forma si esprima?
Chi si professa contrario alle pari opportunità,
intesa come possibilità di accedere alle stesse offerte formative, sociali e di lavoro
e non solo di donne, ma anche di ceti sociali diversi ed età diverse?

identitasessualeIl problema non è nelle parole del comma 16 quanto nei testi cui esso fa riferimento (che mi hanno costretto a una specie di caccia al tesoro tra rimandi e commi e testi coordinati….e tutta sta fatica non mi fa nemmeno buttare giù quei chiletti in più sulla pancia! 😦 ) , che in maniera più esplicita invece utilizzano le parole “orientamento sessuale”, “rappresentazione del ruolo”, “identità di genere”.

Eccolo qui il nocciolo. Queste sono le parole utilizzate dagli psicologi per trattare il tema dell’IDENTITA SESSUALE (da qui il nome di TEORIA GENDER in una specie di infelice anglo-italiano). Un fatto strettamente personale e molto delicato. Che come tale dev’essere trattato, non certo dato in pasto alle aule attraverso un articoletto di decreto.

Perché nella scuola abbiamo un chiaro esempio di come una materia molto più facilmente trasferibile con dati oggettivi, come l‘insegnamento della STORIA, possa esercitare un condizionamento sulle generazioni di discenti, semplicemente omettendo parti di essa o enfatizzandone altri (pensiamo alle mistificazioni condotte sui nativi d’America o d’Australia…o di altri popoli!).

Immaginiamo su un tema decisamente più delicato, in una fase di crescita, il condizionamento a cui possono essere esposti i bimbi se il tema viene trattato collettivamente, anziché rispettando ogni sfumatura personale (e tralasciamo il fatto che ci possano essere docenti indegni di questo nome, come purtroppo talvolta accade! aaaaargh!!! ).

famiglia

e chi trae conclusioni affrettate su quante femmine ci sono in questa foto guardando capelli o gonne …è un discriminatore! 😀 😀 😀

Per questo ritengo semplicemente che sia LA FAMIGLIA il contenitore più adatto dove approfondire la tematica di IDENTITA DI GENERE, eventualmente affiancata da professionisti offerti dalla scuola attraverso le figure di psicologi già presenti negli sportelli dedicati, nel pieno rispetto delle esigenze personali (e non collettive!!!) del fanciullo/a.

Non vedo quindi perché la scuola debba vincolare la sua offerta formativa OBBLIGATORIA a educare su un argomento che esula dall’insegnamento delle materie umanistiche, artistiche, scientifiche, professionali per cui è nata, accaparrandosi maldestramente il compito di genitore (a meno di non voler passare per I FASCISTI che nel 1929 resero obbligatoria l’ora di religione, poi giustamente passata a facoltativa e ovviamente nemmeno lontanamente sfiorata nel DDL, in quanto è il Catechismo la giusta occasione per avvicinarsi alla religione cristiana.  E lo dice una cattolica convinta.)

Riprendendo l’inizio, per quanto riguarda i concetti di pari opportunità (non solo femminile), rispetto (non solo femminile) e contrasto alla violenza (non solo contro le donne) avanzati dall’articolo, mi aspetto che essi siano trasmessi con il comportamento quotidiano di maestri e personale didattico, non certo in virtù di un DDL (altrimenti..semo a posto, ciò!).

Quindi concludendo:
da un lato INUTILE, dall’altro PREVARICATORE, il comma 16 non funziona!

 

 

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RIFERIMENTI

DECRETO-LEGGE 14 agosto 2013, n. 93 (convertito con modificazioni dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119)
2. Il Piano (quale? leggi il documento di Intesa sul Piano 7 maggio 2015 a pagina 18: Educazione), con l’obiettivo di garantire azioni omogenee nel territorio nazionale, persegue le seguenti finalita’:
a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali;
b) sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l’adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi;
c) promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extracurricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
d) potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalita’ omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
e) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con fatti di violenza di genere o di stalking;
f) accrescere la protezione delle vittime attraverso il rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte;
g) promuovere lo sviluppo e l’attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva;
h) prevedere una raccolta strutturata e periodicamente aggiornata, con cadenza almeno annuale, dei dati del fenomeno, ivi compreso il censimento dei centri antiviolenza, anche attraverso il coordinamento delle banche di dati gia’ esistenti;
i) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking e delle esperienze delle associazioni che svolgono assistenza nel settore;
l) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

IL DECRETO LEGGE SI RIFA’ AL TESTO COORDINATO CON LA LEGGE DI CONVERSIONE 15 ottobre 2013, n. 119 «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonchè in tema di protezione civile e di commissariamento delle province.».
Art. 5 – Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere
1. Il Ministro delegato per le pari opportunità, anche avvalendosi del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, elabora, con il contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza, e adotta, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, un «Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere», di seguito denominato «Piano», che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione dell’Unione europea per il periodo 2014-2020 (leggi qui la Convenzione Istanbul sulla violenza alle donne dell’11 maggio 2011)