UNA MANO – Racconto dedicato agli imprenditori veneti

Merda come si sentiva solo…la moquette assorbiva tutti i suoni, che comunque erano pochi a quell’ora. Ma che ora sarà? Bah, inutile guardare l’orologio, tanto devo finire

Porca putt…! Un’imprecazione sbuffò suo malgrado a mezza voce.

Non era la giornata giusta per imprecare, era la vigilia di Natale…te lo dicono da sempre: a Natale bisogna essere buoni…almeno il giorno di Natale, insomma.

Si vabbè…facile dire di essere buoni. Lo sarei anch’io se non avessi tutti questi pensieri. Sarei meno nervoso a casa…che ormai mia moglie mi guarda che faccia ho quando torno dal lavoro per sapere se sarà un grugnito o un mezzo bacio. Ok, è vero, non bisognerebbe portarsi i problemi tra le mura di casa. Ma come si fa quando devi mandare avanti la baracca in mezzo a tutti i problemi?! COME SI FA?!?!  Tasse, clienti che non comprano, clienti che comprano e non pagano, fornitori che pressano…ciascuno le sue storie personali, qualcuno che ci marcia sopra come al solito. E gli stipendi dei tuoi dipendenti. Un chiodo fisso, prima di tutto il resto. Quegli stipendi per qualcuno sono il mutuo, la bolletta, l’asilo…ma anche la cena con il moroso, un biglietto per il concerto che aspettavi…un piccolo sogno.

NESSUNO SOGNA PIÙ, PORCA PUTTANA!!

La frustrazione si strinse a pugno sulla scrivania. Chissà se lo capiscono quelli che fanno statistiche. Chissà se lo capiscono che dietro i numeri ci stanno famiglie e pensieri. Che un imprenditore nella sua azienda prima dei fatturati vede la vita. Quella brulicante dei suoi ragazzi, delle mani che si muovono, del telefono che squilla.. il sorriso del cliente e “Arrivederci alla prossima, sempre un piacere con voi!”.

Girò lo sguardo attorno. Dal piccolo ufficio si vedeva il pavimento grigio dell’officina. Si ricordò da piccolo, quando per mano a suo padre era andato a vedere il capannone che cresceva. Lo aveva tirato lui quel pavimento, suo padre. Come aveva tirato su l’azienda: 16 operai e una segretaria part time negli anni d’oro. Ora, trent’anni dopo, nella calza della befana avrebbe dovuto infilare il quarto licenziamento ..se non riesco a far tornare sti maledetti conti!

Chissà se lo capiscono quelli che si inventano le tasse. Ma certo che no! Quelli guardano i numeri in un ufficio luccicante. Brutti schifosi in giacca e cravatta, pensate di sapere tutto ma siete ignoranti! Non ne sapete niente delle nostre vite! Non sapete cosa vuol dire alzarsi col buio e tornare col buio e dover dire al tuo apprendista: mi dispiace ma dal mese prossimo…mi dispiace ragazzo.. in bocca al lupo!

BASTA DISTRARTI, CONCENTRATI E FINISCI!! La sua coscienza lo rimise a posto. Dai, forza…ci sarà il modo di far quadrare tutto. C’è sempre un modo: non lo dicono i guru che ogni problema è un’opportunità? Basta cambiare prospettiva, pensiero laterale, creatività, eccetera eccetera…però mai nessuno che ti dica quanta forza serve per girare un problema a culo in su e trasformarlo in opportunità.

Strinse gli occhi che bruciavano… non ne poteva più. Dei conti, delle tasse, dei problemi…di TUTTO! Sbattè la tastiera sulla scrivania, facendo saltare il tasto del “Canc”. Chissenefrega, tanto non serve a nulla, A NULLA! Anzi, sai che ti dico? proprio il “Canc”, un segno del cielo! Cancelliamo tutto, cancello tutto, siiì! Via i problemi, è Natale evvivaaaa!

Come una valanga impazzita, il braccio si trascinò violentemente sulla scrivania, buttando giù tutto. Lo schermo si rovesciò sul bordo, piombando di spigolo per terra. Il portapenne, più leggero, finì sul muro davanti, liberando per aria matite ed evidenziatori.

Si lanciò verso l’uscita, fuggendo dall’ufficio pieno di cocci e pensieri. In due balzi fu alla porta e afferrò la maniglia.

LO PENSO’. Per un momento lo pensò e il pensiero divenne così pesante da fermargli la mano sull’impugnatura fredda. Chiuse gli occhi e si immaginò il viso di chi sarebbe entrato il giorno dopo, a vedere se era tutto ok. La mano si strinse un po’ di più sulla maniglia. La mente di imprenditore stava calcolando vantaggi e svantaggi: il dolore, lo stupore, la sconfitta, ma anche l’assicurazione, un futuro per chi rimane, la libertà…

libero, sconfitto ma libero…libero…libero…

Era come un canto di sirene! Libero: che parola affascinante…quanto tempo era che non si sentiva così? Come togliersi un paio di scarpe strette che neanche ti accorgi che ti fanno male…ma quando le togli..ahhh…che bene che si sta libero!

La mano lasciò la presa, per seguire gli occhi che si alzavano lentamente al soffitto.
Colpa e paura battevano nel cuore…ma in fondo…non sono mica invincibile…qualcuno capirà…

Ohi! Ma sito ancora al laoro?! A te vorè mia pasar el Nadałe sarà su cua?!”
Dal portone dell’officina irruppe potente la voce del vicino, che a grandi passi attraversò lo stanzone affacciandosi all’ufficio.

Lo guardò.

Il silenzio sembrò lungo, ma in effetti durò solo qualche secondo..il tempo per tornare a respirare. Non gli servì altro per capire.

Si schiarì la voce. Abbassò lo sguardo sulla mano che tremava a mezz’aria. Lento, la prese tra le sue e la strinse con forza.

“Go pensà che, anca se ghemo i capanoni tacai, no ghe xe mai tempo de vedarse! Ma son rivà justo in tenpo……par i auguri de Nadałe”.

Non si accorse di quella piccola esitazione nella voce. Sentiva solo la mano…forte..e calda. La tranquillità… dev’essere così la tranquillità… forte e calda…un po’ come un buon caffè… I pensieri rotolavano persi in quel calore…

“Sta tento…xa che semo mi e ti, parché no ‘ndemo a catar el paron de ła Menegon e ghe femo i auguri? L’abita cua de drio coi toxati … ti te łi conosi, no? Ghe femo tirar fora on spriseto o on brułè… femo on po’ de bubarata prima de Nadałe…ah?”

Annuì piano, lasciandosi accompagnare fuori al freddo…
Un braccio sulla spalla. I frantumi dietro la schiena.

Nel buio della sera, si girò verso la porta.

Senza lasciargli la mano, la voce pacata disse:
“Sàro mi qua… ghe penso mi! E doman…doman ghe pensemo insieme.

mani

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Natale è…tanta roba!

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Oggi, con un gruppetto di musicisti della banda, siamo andati a fare gli auguri alle scuole elementari, al comune e agli istituti pii per disabili, rigorosamente vestiti da babbi natale!  🙂

Impressioni della mattinata

  1. i bambini sono in grado di cantare beatamente a squarciagola “Let it snow” anche se la base sul cd salta continuamente
  2. se hai una voglia matta di pandoro e vedi che i vassoi sono per la ricreazione dei bimbi prova a chiederla lo stesso: è Natale e  ti risponderanno “vuoi anche un bicchiere di cioccolata calda?” (o forse è solo perché mi confondevo con quelli di 5° elementare? 😛  )
  3. l’atrio del comune, con quelle colonne di marmo e la scalinata che si apre come due ali a destra e a sinistra, rende di gran classe anche Jingle Bells
  4. per quanto noioso o serio sia il tuo lavoro, avrai senz’altro tempo per affacciarti fuori dal tuo ufficio, diventare bambino battendo le mani davanti ai babbi natale e tornare in ufficio sorridente
  5. le mani contratte che si muovono nell’aria, i corpi curvi che dondolano, le smorfie che diventano sorrisi giganti possono farti piangere di commozione mentre suoni White Christmas e ti accorgi che per te sono due note, per loro sono la gioia della giornata.
  6. vedere la zoppa che spinge la carrozzina della tetraplegica ti fa venire tante domande in testa, la prima delle quali è: e io cosa faccio per gli altri?

Complessivamente: oggi è più il Natale che ho ricevuto di quello che ho regalato!