Pari opportunità…de che?!

Pubblico una lettera che avevo scritto ancora qualche anno fa, sull’onda di un convegno a cui avevo assistito. la ripubblico dopo aver letto questo articolo di cui condivido molto…ma non il titolo. Credo infatti che la parità dei sessi la possiamo avere e la dobbiamo pretendere…solo che la parità dei sessi non è voler fare il lavoro dell’uomo, ma ottenere che il lavoro della donna sia stimato in egual misura. E nel mondo del successo misurato sull’impresa ed il potere, questa battaglia non è ancora vinta. 

Quindi smettiamo di combattere la battaglia sbagliata e
riprendiamoci il ruolo di donne.

————

Il successo non è solo professionale

Donne, uomini e pari opportunità

Sabato scorso ho assistito all’interessante convegno “Woman at work” (Donna al lavoro), organizzato dall’associazione “Fare Vicenza” con l’obiettivo di presentare l’argomento “pari opportunità” in un modo diverso.
6 “prime donne” che si sono distinte in ruoli professionali tradizionalmente considerati maschili, non rivendicando ma raggiungendo con determinazione e impegno risultati eccellenti nelle diverse attività: dalla pilota di moto alla rappresentante sindacale, dall’arbitro di calcio all’ufficiale di aeronautica militare, dalla dirigente di un’associazione di categoria al comandante della guardia di finanza.
Piacevolmente condotte da Luca Ancetti, hanno svelato storie di ordinaria straordinarietà: impegni pubblici e soddisfazione professionale talvolta conciliati con vita familiare e gravidanze. Per alcune di loro era il coronamento di un sogno inseguito da bambine, per altre il frutto di una naturale propensione caratteriale, svelatasi ancora studente nell’incarico di capoclasse.

Ascoltavo le storie e pensavo a quanti passi in avanti erano stati fatti dal primo diritto di voto, eppure c’era qualcosa che stonava. Personalmente il termine «pari opportunità» mi risveglia pensieri contrastanti: ne apprezzo le buone intenzioni ma mi cruccio che ci sia ancora il bisogno di parlarne. Per non dire delle «quote rosa»: saranno forse necessarie per ripristinare l’equilibrio dopo anni di reale emarginazione, ma mi rattristano come gli adesivi “salviamo il panda dall’estinzione”. Nel mio pensiero «pari opportunità» significa «libero accesso alle opportunità della vita»: non si lega quindi a una banale suddivisione di «genere» (maschile/femminile), quanto al concetto di meritocrazia, troppo spesso dimenticato.
Anche se gli ultimi traguardi risalgono a non molti anni fa, oggi la donna può votare, condurre serenamente una vita da single, diventare vigile del fuoco, caporeparto, magistrato, ministro, astronauta. Ma allora perché nel 2009 abbiamo ancora bisogno di consolarci con storie esemplari al femminile, limitando il concetto di “pari opportunità” ad una implicita sfida maschio-femmina, per quanto raccontata con disinvoltura?
Mentre pensavo a queste cose, mi ha colpito una frase, pronunciata a conclusione di un ragionamento quasi del tutto condivisibile: «bisogna permettere alla donna di scegliere se avere successo o dedicarsi alla famiglia.»

Avere successo OPPURE dedicarsi alla famiglia. Ecco la chiave di tutto.

Ecco perché siamo qui ancora oggi a parlare di pari opportunità: perché il concetto di SUCCESSO è sottilmente contrapposto alla famiglia, nella fattispecie al ruolo sociale di donna come madre/moglie. Ruolo, ben inteso, comunque frutto di una libera scelta, ma che dal punto di vista biologico e psicologico incide moltissimo.
Se l’unica maniera che concediamo per essere persone «di successo» è realizzarsi nel mondo del lavoro, la donna sarà sempre posta davanti ad un bivio difficile, che da un lato ne solletica la giusta ambizione, dall’altro si scontra con una inclinazione naturale, che il tempo non perdona.

In uno scenario così, continueranno a spiccare solitarie alcune «prime donne» che riescono miracolosamente a percorrere come equilibriste entrambe le strade. Ma saranno perle rare, additate come stelle polari cui fare riferimento quando, stanca e affaticata, qualche donna «in carriera» si domanderà se ne vale la pena. Nello stesso scenario, anche i maschi che preferiranno dedicare tempo e attenzioni alla famiglia piuttosto che alla scalata sociale, sconteranno il peso di pregiudizi basati sulla conquista di ruoli prestigiosi.
Vogliamo parlare seriamente di pari opportunità? Allora spostiamo il concetto di successo su un piano diverso da quello meramente economico e professionale e permettiamo a ciascuno di realizzarsi come meglio crede.
Rivalutiamo il concetto di famiglia. Pensiamola come ad un’azienda che porta ricchezza e solidità nel tessuto sociale. Applaudiamo i padri e le madri con un normale impiego, come faremmo con un grande imprenditore. Incentiviamo il part-time piuttosto che gli asili nido.
Avremo allora professionisti realizzati e genitori realizzati.
Per completare il simpatico salottino delle 6 signore mancava, quindi, una “prima donna” nella famiglia. Una donna di successo non perché impiegata, comandante di caserma, o casalinga, ma perché madre di tre figli in gamba, allevati con amore e cresciuti nei valori, cittadini attivi che contribuiscono alla crescita di un tessuto sociale sano.
Quello sarebbe un salottino completo. E probabilmente sarebbe anche l’ultimo che varrebbe la pena di organizzare per promuovere le pari opportunità.

Ilaria Brunelli

Tango perché..

perché un post sul tango?  a scrivere un post così corri il rischio di essere banale se non stucchevole..probabilmente incompreso (da chi non lo conosce).. sicuramente autoreferenziale (per chi lo conosce)!  Perché il tango è una sorta di malattia 🙂 in cui chi è contagiato non resiste a parlare, a condividere con gli altri “malati” a costo di ripetere cose già dette e sentirsi dire cose già ascoltate.

 il tango va ballato, non descritto… va vissuto, non raccontato.

e allora perché?

…è che sono talmente tante e forti le emozioni con cui ti riempie talvolta, che senti il bisogno di dare una forma scritta a quanto hai dentro, per alleviare la pressione che soffia dentro.

come adesso: una tanda a occhi chiusi, volando in perfetta sincronia sul pavimento, i respiri che diventano uno, concentrati su ciò che due corpi diventano quando la musica li avvolge. Come spiegare la perfezione di trasformare le note in passi e l’armonia in un abbraccio?  Come spiegare la potenza di fare tuoi i sentimenti altrui, interpretandoli con il corpo al punto da sentirne quasi il male?

ci sono brani come Flores del alma, dove un controcanto di violini ti graffia mentre la voce piange la solitudine “Igual que aquella noche tan lejana, es esta de mi amarga soledad.” Eppure la tristezza, in questo vals così rotondo come una giostra, in un momento è già dietro di sè, ripetendo il perpetuo inseguimento della vita, in cui rincorri l’amore a propria volta inseguito da esso.

Así me reprochabas, sin saber,
que yo compadecía tu dolor,
que cuando me ofreciste tu querer
yo estaba enamorado de otro amor

Così mi rimproveravi senza sapere
che io comprendevo il tuo dolore,
perché quando mi hai offerto il tuo amore
io ero innamorato di un altro amore.

oppure come Desde el alma (qui resa dalle dita di Pugliese. sì, è vero…ho una predilezione per i vals!! 🙂 ) che ti accarezza il cuore con le note prima ancora che con le parole. bastano pianoforte e violini a trasportarti in questa onda che culla. fino a quando il bandoneon si fa largo tra gli strumenti, prima delicatamente poi aumentando il ritmo di più, sempre di più…fino a toglierti il respiro con una nota appesa al cielo…sospesa per un po’ o per sempre..per poi rituffarsi nel vortice finale. ogni volta che l’ascolto mi stupisco che tanta passione sia nata dalle dita di una quattordicenne.

ma il tango non è solo malinconia e vecchi vinili. è anche il ritmo  moderno del tango elettronico, sensualissimo come in Los vino o stuzzicante come in Milonga sentimental. Alle prime inconfondibili note un morbido movimento di bacino, le spalle, i piedi che fremono… impossibile resistere, ti alzi per andare in pista.  Ci metti il corpo, la sensualità in ogni affondo,  la sfrontatezza di chi è consapevole di infrangere il classico.

e poi…e poi..e poi….ecco!
ho detto che volevo scrivere un post sul tango, ma già credo di non poter più aggiungere altro.
Potrei elencarne altre mille e ancora non avrei reso l’idea.

Ma ho scritto questo post, e già sto meglio 😉

Vi lascio con quella che forse è la più bella definizione, in Malena. Il tango è ciò che sei, i tuoi sentimenti, il tuo passato. E’ diverso per ciascuno di noi perché ciascuno lo riempie con la sua vita. Ciò che puoi condividere, sono le emozioni che esso genera.

Intimità profonda solo per il tempo di una tanda.

Tus tangos son criaturas abandonadas
que cruzan sobre el barro del callejón,
cuando todas las puertas están cerradas
y ladran los fantasmas de la canción.
Malena canta el tango con voz quebrada,
Malena tiene pena de bandoneón.

I tuoi tanghi sono creature abbandonate
che attraversano il fango del vicolo
Quando tutte le porte sono chiuse
e abbaiano i fantasmi della canzone.
Malena canta il tango con voce spezzata,
Malena ha la pena del bandoneón.

ps: Mi perdoneranno gli appassionati e i puristi per questa accozzaglia confusa di brani e sensazioni 😛 ma il bello del tango è proprio potersi esprimere in libertà. Buona milonga a tutti! 🙂

S.O.S. per il Tribunale di Bassano

Ci sono due notizie, una brutta e una bella.

La brutta è che vogliono chiudere il Tribunale di Bassano.

La bella è che possiamo salvarlo, sostenendo il progetto Tribunale della Pedemontana Veneta.

Qui tutte le informazioni sulla proposta presentata a Roma dall’ordine degli avvocati.

——————-

https://salviamoiltribunaledibassano.wordpress.com/

Per mettersi in contatto è possibile postare o scrivere a salviamoiltribunaledibassano@gmail.com

10 motivi per tenere il Tribunale a Bassano

è nell’aria da diverso tempo, ma stiamo arrivando al momento fatidico: da domani il tribunale di Bassano potrebbe chiudere…a meno che non ci impegnamo a pretendere il contrario (giovedi 5 luglio, ore 11, appuntamento in via Marinali!)

cavolo….un tribunale che deve essere difeso..siamo al controsenso! 🙄

Il provvedimento del Governo colpisce diversi tribunali non di provincia (quelli capoluogo di provincia sono automaticamente salvi) sbandierando a gran voce il concetto oggi di moda (e per fortuna! :0) di contenimento dei costi. Peccato, però, che non inserisca l’efficienza tra i parametri per decidere cosa tenere aperto e cosa no, sostenendo che risparmio ed efficienza sono implicitamente raggiunti con la soppressione. Secondo loro, infatti, già solo chiudendo i tribunali si risparmia su costi generali e di personale (vabbè ragazzi…ma se dobbiamo pagarvi per questi ragionamenti!!! scusa ma li fa un bambino di 5 anni! 😡)

mmmmmmmmhhhhhh…… 😯

La mia domanda è…ma se chiudi un tribunale che ogni anno di gettito erariale ti rende oltre i 3.000.000 (TREMILIONIDIEURO!!!) a fronte di una spesa di 850.000 euro (dati tribunale di bassano 201o) …..sei sicuro che stai facendo efficienza?!

quindi vediamo di fare un po’ di chiarezza,  😕
ecco secondo me 10 buoni motivi per difendere il Tribunale
(TUTTI I MOTIVI LI LEGGI QUI)

IL  TRIBUNALE DI BASSANO DEVE RIMANERE APERTO perché:

  1. rispetto alla media italiana, il Veneto è tra quelli con il rapporto inferiore cittadini/magistrati (ultimi in italia con 1 giudice ogni 20.320 abitanti) e cittadini/tribunali (terzultimi quasi a parimerito con la Lombardia con 1 tribunale ogni 617.231 abitanti) – [ pag 5]
    Commento istituzionale: questo dato evidenzia anche che alcuni disservizi dipendono anche da organico sottostimato rispetto alla copertura che dovrebbero dare, anche considerando il tessuto produttivo
    Commento per nulla istituzionale: ma porcavacca invece che premiare i virtuosi devono sempre fare i tagli a casaccio?!?! 😡

  2. Bassano è al 54° posto tra tutti i tribunali italiani nel rapporto con il numero di industrie che serve (5.606) e  al 15°  tra i tribunali non capoluogo per quanto riguarda il rapporto con la popolazione (un bacino di oltre 170.000 persone) – [ pag 6 e 7]
  3. Bassano è l’unico tribunale del Triveneto e il 14° in tutta Italia ad avere l’Organismo di Mediazione Forense per facilitare gli accordi conciliativi (e ridurre il contenzioso giudiziario)
  4. Bassano svolge annualmente un gran numero di provvedimenti e pratiche …che andrebbero a pesare su Vicenza (già sovraccaricata) – [pag. 8 e 9]
  5. Forse sono troppi 2 anni e mezzo con rinvii di 3, 4 mesi per una causa civile ordinaria … ma la media di Vicenza è 6 anni con rinvii di 11, 12 mesi. Buona fortuna a coloro che dovranno rivolgersi là – [pag. 14]
  6. Se chiude il tribunale a Bassano non ne risente solo il lavoro degli “addetti ai lavori” ma anche la vita bassanese: uffici, bar, esercizi pubblici… impoveriti del viavai del bacino di utenza
  7. Ne risentiranno anche i cittadini del circondario, che dovranno aggiungere un paio di orette di strada per raggiungere la città del Palladio (alla faccia del km 0)
  8. il tribunale di Bassano è l’unico in Italia ad avere istituito ha uno Sportello di Giustizia gratuito per cittadini con redditi bassi che si accolla consulenza gratuita e assistenza giudiziaria ai costi minimi
  9. quest’anno viene inaugurata la Cittadella della giustizia, costata 12 milioni di euro. Giusto in tempo per chiudere e pensare di adattarla a un diverso utilizzo!

…altro? ah sì, quello che scrivevo all’inizio:

Bassano ha un gettito erariale positivo, di quasi 3.000.000 di euro l’anno

Se chiudere questo significa spending review …allora deve essermi sfuggito qualcosa!

GIOVEDI 5 LUGLIO ORE 11:00
VIENI A SOSTENERE IL TRIBUNALE
(Via Marinali)

Serve anche la tua voce! 😎

(se condividi il contenuto….condividi il post su fb, twitter o dove vuoi tu)

tribunale_bassano